Quasi Boomer

A tutti noi sarà capitato di voler avviare un progetto da zero. Che fosse musica, fotografia, scrittura e qualsiasi campo artistico, il primo passo è capire cosa vuoi fare e per chi. Ovviamente, in modo dozzinale, lo abbiamo fatto anche noi quando abbiamo deciso di iniziare a scrivere un blog. Qual era il nostro obiettivo? Parlare della nostra vita da 30enni e ci volevamo rivolgere ai nostri coetanei. 

Il passo successivo in tutte le guide degne del miglior Salvatore Aranzulla è trovare i competitor, studiarli e capire come differenziarsi da loro. Si, lo abbiamo fatto anche noi ed è stato uno dei principali motivi che ci ha fatto credere di avere tra le mani un’idea diversa. Il web, la carta stampata e il cinema sono pieni di discussioni riguardo i 30enni ma, se ci fate caso, tendono tutti a creare un prototipo abbastanza imbarazzante. Il modello alpha del 30enne è un individuo nostalgico e pieno di insicurezze; ascolta in repeat “Hit Mania Dance ‘98”, riguarda “Friends” ancora e ancora e ancora, continua a farsi le pippe su Emanuela Folliero e rimpiange gli anni in cui giocava a calcio sotto casa con gli amici che andava a chiamare rigorosamente al citofono.

Ma noi siamo davvero così? Siamo così miseri da aver riempito la nostra vita con un insieme di clichè visti e rivisti? Le cose che abbiamo elencato sono tutte vere ma c’è molto altro; i miei amici mi guardano in cagnesco se ammetto di ascoltare Sfera Ebbasta sotto la doccia. Vengo accusato di vilipendio se propongo di andare in discoteca di sabato sera. Rischio che nessuna tipa me la dia se non faccio finta di aver visto 10 volte “Titanic”. 

Beh, mi sono rotto il cazzo.

Diversi mesi fa, tra una birra e l’altra, un mio amico mi disse che dovevamo darci una mossa perché eravamo nel pieno dei nostri anni migliori. Ammetto di aver incassato con diffidenza questa affermazione ma oggi, al termine dell’anno più strano che abbia mai trascorso, mi chiedo se non abbia davvero ragione lui. Passiamo da momenti di sconforto ad attimi di totale euforia in 5 minuti perché siamo fatti di contraddizioni e continui cambi di rotta. Quante volte siamo ripartiti da zero? E quante volte vorremmo farlo ancora?

Siamo decisamente migliori di come ci descriviamo: quattro malinconici stempiati che sognano il ritorno di “Non è la Rai” sul teleschermo. 

Siamo in quella fascia d’età in cui ci sentiamo invisibili perché siamo troppo vecchi per essere giovani e troppo giovani per essere vecchi; siamo nella terra di mezzo della nostra vita e a nessuno frega un cazzo di noi. Ma il bello è proprio questo: la possibilità di sbagliare, rialzarsi e ricominciare. Perché tanto se ne accorgerebbero in pochi.

Sarebbe bello incontrare un 15enne che mi da del lei e rappargli in faccia una strofa di Capo Plaza. Mi sento sufficientemente vivo per rimescolare le carte e cominciare una nuova partita perché sono stanco delle regole del gioco a cui sto partecipando involontariamente. Mi sento abbastanza vivo per una botta e via ma anche per una storia seria. Mi sento abbastanza vivo per smettere di inseguire le persone che non vogliono essere rincorse. Mi sento abbastanza vivo per abbracciare il nuovo che avanza, lasciando che gli sguardi verso il passato siano solo carezze verso il Me adolescente. Un’adolescenza che non possiamo più riavere e che dobbiamo smettere di cercare ascoltando la stessa musica che avevamo in cuffia al liceo. 

Abbiamo 30 anni e la nostra vita non si può ridurre ad una manciata di commiserazioni e nuotate nelle nostre valli di lacrime. Cazzo, che bello autocommiserarsi! Però dobbiamo farlo di meno, ecco: questo è un ottimo proposito per il 2021. Commiserarsi ma con cautela

E soprattutto urlare che no, Vaffanculo, non sono ancora un fottuto Boomer.  

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