Gli anni della Fiat Punto

C’è stato un periodo della nostra vita in cui abbiamo creduto davvero che il mondo fosse nostro e che il futuro dipendesse tutto da noi. Era un periodo di transizione e lo vivevamo senza rendercene conto, con quella strafottenza tipica dei 20 anni. Una strafottenza che non ci appartiene, non è nella nostra indole, ma che veniva fuori da quei mesi, a cavallo degli esami di maturità, in cui la nostra indipendenza era rinchiusa in un abitacolo. La nostra Fiat Punto, la nostra prima macchina: la nostra illusione di libertà. Prima che il sole sorgesse rompevamo la clessidra con l’utopia di essere giovani per sempre.

La Punto era il centro del mondo e con lei, le nostre vite avevano preso una piega diversa. Potevamo andare dalla nostra ragazza in qualsiasi momento e farci sesso in qualsiasi posto, andare a trascorrere Pasquetta/Ferragosto ecc. senza dover chiedere passaggi a nessuno, andare a prendere gli amici da casa e trascorrerci insieme le serate memorabili della nostra esistenza. Ricordo ancora la cura maniacale nel preparare la compilation da ascoltare in macchina: la musica da inserire in quegli 80 minuti era una delle scelte più difficili delle nostre vite, a quei tempi.

Era tutto intenso: le amicizie, l’amore, la musica.  Erano anche gli anni dei progetti futuri: l’università, il lavoro, i viaggi, allontanarsi da quella provincia che ci stava stretta. Le serate trascorse con i vetri appannati o con il tintinnio delle birre avevano tutte lo stesso sapore di ambizione. Era la fase dei primi distacchi importanti, quando la tua ragazza o il tuo migliore amico volavano a centinaia di km di distanza per crearsi la propria strada che, molto spesso, non avrebbe mai più incrociato la tua. Il tempo e la distanza affievoliscono i rapporti, soprattutto quando hai 20 anni e disegni il tuo futuro sui finestrini della Punto, con il dito.

Quei mesi delle nostre vite resteranno scolpiti per sempre nelle nostre memorie, quando ancora ci sentivamo invincibili e non ci eravamo trasformati nella brutta copia di noi stessi. Prima che seppellissimo i nostri sogni di rivoluzione sotto i pavimenti dei call center.

È cambiato tutto. È cambiato davvero tutto e non siamo più ragazzini da un pezzo. A volte però quella fase della nostra vita riemerge, in quelle sere in cui ti vedi con i tuoi due amici fedelissimi e vi dite le stesse cazzate che vi dicevate a 20 anni. Abbiamo cambiato lavoro, macchina, donna, casa eppure, una parte di noi è ancora lì, dentro quella Fiat Punto, a gridare che esistiamo anche noi e che un giorno, il mondo sarà nostro.

Urliamo pur sapendo che la clessidra si è aggiustata e ci ha fagocitati.

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