Si è detto tanto, quasi tutto. Se avresti voluto essere a Cardiff, continua a leggere. Ma fallo anche se non sai di che diamine stiamo parlando perché la musica, come sempre, non è altro che la metafora della vita.
Abbiamo discusso molto di questa reunion perché siamo grandi fan dei fratelli Gallagher ma anche perché tornano in un momento tanto preciso quanto disordinato delle nostre vite. La musica, il rock, le band sono il racconto della nostra esistenza, un modo per fare un bilancio di chi siamo, come ci siamo evoluti e cosa siamo diventati.
Questa fase della nostra vita è caratterizzata dalle riflessioni riguardo i cambiamenti ma spesso dimentichiamo di chiederci cosa resta immutato. Quante volte hai detto ad una persona “Sei la solita testa di cazzo”? Bene. È importante anche questo, perché c’è una parte di noi che resta selvaggia e inconsciamente continuiamo ad alimentare l’adolescente che è in noi. Sfrontato, a muso duro, senza peli sulla lingua. Ti ricorda qualcuno? Bene.
Anche i rapporti umani sembrano ridursi ad effimeri gruppi whatsapp contenenti ricordi di un passato che non ritorna più. Perché in mezzo c’è la vita, ci sono i problemi che ognuno di noi affronta ma c’è anche quell’ancora che lanci a 15 anni e che ti ricorda sempre chi sei e da dove vieni. Quell’ancora che hai lanciato con qualcuno e indipendentemente da quanto frequenti adesso quella persona, avete un legame che il tempo non può cancellare. Perché lo avete costruito nell’epoca in cui gli amici erano tutto. Gli amici e le vostre band preferite. E non conta quanto tempo passi: QUELLA canzone la ricordi ancora a memoria, anche dopo 16 anni. Ci sei? Stai seguendo il filo? Fatto? Bene.
Non è tutto bello però perché gli eterni Peter Pan sono delle teste di cazzo a cui manca consapevolezza. E nella vita ce ne vuole tanta. E se ne hai un po’ ti rendi conto che a Cardiff non avresti retto perché semplicemente certe cose non fanno più al caso tuo. Il viaggio, la fila, il caldo, la ressa. Devi trovare il tuo posto nel mondo e adesso probabilmente non è più sotto cassa. Ed è giusto così. Renditene conto e guarda la vita dalla giusta prospettiva: non conta quanto sei vicino al palco ma quanti brividi hai sulle braccia quando senti “Soooo Sally can’t waitttttt”.
Liam e Noel ci insegnano tanto e ci raccontano di quanto sia fondamentale conservare una parte di noi che resti fedele a sè stessa, anche se attorno il mondo va’ a 300 all’ora. E sì, non ce ne frega un cazzo se il motivo siano i soldi, sfruttare l’effetto nostalgia o una stabilità fraterna ritrovata. Perché in questo marasma che è la quotidianità, ogni tanto, devi ancora ricordarti che sei la fottuta rockstar della tua vita. E questo significa essere imperfetti, ma va bene così. Ma gli Oasis ci insegnano anche che lì fuori è pieno di sfide da affrontare e da cogliere perché bisogna adattarsi ai cambiamenti e alla naturale evoluzione delle cose. Il rischio, altrimenti, è restare bloccati in una bolla fatta di ricordi e malinconia ma: ehi, non hai più 15 anni. Ne hai 30 e devi fare i conti con te stesso, che ti piaccia o meno.
Questa reunion è importante proprio perché ci ricorda chi siamo ma ci racconta anche dove stiamo andando. Noi questa cosa l’abbiamo capita molto bene ed è il motivo per cui siamo meno presenti da un po’ di tempo a questa parte. La nostra evoluzione è figlia del tempo che passa. A breve ne avremo entrambi 35 ed è il momento di fare lo step successivo. Agosto è vicino, vediamo chi sarà presente in questa nuova fase.
Le cose cambiano, ma alcune vivono per sempre.
“La Guerra dei 30 Anni” è anche su Instagram

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