Se ci segui da un po’ conoscerai la nostra proverbiale spocchia. Se è la prima volta che ci leggi, sappi che sei nel posto giusto perché abbiamo tutte le risposte che cerchi. Quest’anno arriveremo alla metà precisa di questo percorso e in prossimità dei nostri 35, non possiamo che essere esperti massimi in questa guerra rovinosa. Ci rivolgiamo ai neo trentenni ma anche a chi naviga in questo mare tempestoso già da un po’, come noi. Oggi vogliamo darti soltanto un consiglio, che sarà fondamentale: se ti senti smarrito, sappi che è tutto normale.
I 30 anni sono diversi da come te li hanno descritti e noi cerchiamo di smontare luoghi comuni ormai da diversi anni. Avere 30 anni non vuol dire avere problemi di schiena, dire “oplá” quando ci si alza e nemmeno ascoltare solo e soltanto “Hit Mania Dance 1998”. Ció che ancora non ti hanno detto è che avere 30 anni vuol dire trovarsi nell’epicentro di un terremoto emotivo che ti darà la sensazione di esserti perso per strada. Puoi aver perso qualcosa, qualcuno ma soprattutto te stesso. Abbiamo sempre raccontato le nostre esperienze ma da quando abbiamo questa community, parliamo anche di quelle dei trentenni che ci seguono. Se c’è una cosa che ci accomuna non è il bagaglio culturale pop ma la sensazione di essere la persona sbagliata, nel posto sbagliato, al momento sbagliato.
Pensaci: ti è mai capitato di sentirti così?
Attribuire la colpa ad una società ipocrita fatta di dogmi, luoghi comuni e status prefissati sarebbe soltanto la scusa più facile a cui aggrapparsi. La vera colpa è la nostra, quando decidiamo di ascoltare queste voci perdendo la nostra unicità giorno per giorno, dai 30 anni in poi. E spesso almeno da 3 anni prima di compierli. Non sei una bella persona, ma ciò non significa che tu non sia unica. E non fraintendere, non siamo i tuoi genitori che ti dicono che puoi diventare chi vuoi, purché tu ci metta impegno. Non siamo neanche il tuo ultimo match su tinder che ti dice che come te non c’è nessuno. Siamo persone non belle come te che provano a farti riflettere su quanto sia unico e personale il tuo percorso. Non permettere a nessuno di giudicare la tua vita perché nessuno conosce le tue ferite, i tuoi sbagli, gli imprevisti che hai dovuto affrontare o il dolore da cui, spesso in solitudine, ti sei dovuto allontanare.
Nessuno può giudicare il tuo presente perché non ha fatto parte del tuo passato. Non esiste qualcuno in grado di insegnarti a vivere il futuro perché non puoi delegarne la creazione a nessuno.
Se ti senti perso a 30 anni è perché troppo spesso ascolti ciò che dicono attorno a te e gli annunci che arrivano alle tue orecchie vogliono solo farti presente che sei in ritardo. Per la tua realizzazione, per avere figli, per comprare una casa, per avere un lavoro decente, per coltivare le tue vere passioni. Un altro errore che spesso facciamo è quello di utilizzare chi ci sta accanto come metro di paragone mentre ascoltiamo le voci che ci bombardano quotidianamente. Finiamo per diventare quel treno in ritardo di cui parlano tutti. E così mentre aspettiamo inermi un movimento sulle rotaie e ci guardiamo attorno, sono tutti più belli di noi, più intraprendenti, più soddisfatti, più realizzati, più felici. Più in orario.
Ció che non sai è che il loro treno non sta andando nella tua stessa direzione. Quando finalmente arriverà il tuo, la carrozza sarà vuota e la voce registrata, quando sarà il momento, pronuncerà il tuo nome e sarai l’unica persona a dover scendere a quella fermata. I 30 anni non sono la destinazione, sono soltanto una tappa intermedia nel tragitto che è la tua vita. Non viverli come un punto d’arrivo perché sono uno step che stai affrontando per diventare la miglior versione possibile di te stesso.
E non importa che tu sia meno bello, realizzato, appagato, felice, innamorato degli altri. Smetti di guardare dal finestrino ció che ti succede attorno e concentrati soltanto sul tuo percorso e sui tuoi obiettivi.
Sei l’unico passeggero di cui hai bisogno, soprattutto quando hai 30 anni e ti senti smarrito.
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