Tra i miei tanti difetti, uno di quelli che spicca maggiormente è che sono un procrastinatore seriale. Questa mia caratteristica è il motivo principale per il quale vi racconto, a distanza di un anno, un esperimento sociale che abbiamo realizzato grazie alla nostra community. Era Giugno 2022 ed avevo in programma una trasferta a Milano per assistere al concerto di Elton John, mio idolo indiscusso da quando ancora mi cagavo addosso nel pannolino, giunto ormai all’ultima tournée della sua brillante carriera. Quando acquistai i biglietti aerei ovviamente cercai la soluzione più economica, ignaro del fatto che sarebbe stato un viaggio pieno di sventure. Ma di questo, forse, vi parlerò più avanti.
“Dovresti conoscere persone nuove”, “dovresti uscire di più”, “dovresti uscire dalla tua zona di comfort”, sono solo alcune delle molteplici frasi che ogni trentenne single si sente ripetere dai suoi amici più stretti. Soprattutto quando rispondi con la frase: “non voglio conoscere nessuno!“
Io non sono mai stato un animale sociale, probabilmente perché sono poche le persone con cui riesco a connettermi creando un feeling capace di resistere nel tempo. Per coltivare i rapporti però ci vogliono costanza, impegno e dedizione, elementi che spesso mi mancano o che, semplicemente, cerco di mettere in campo con una ristrettissima cerchia di persone. Talvolta però sentiamo quel bisogno di evasione, come se potessimo mettere la nostra vita in mano alla versione migliore di noi che non siamo in grado di controllare e che resta sopita nel nostro cervello sotto uno strato di polvere apatica accumulata in anni di relazioni disfunzionali.
Avevo deciso di provarci però. Una cosa che ho imparato da quando ho compiuto 30 anni e che tentare non può che avere risvolti positivi, perché nella peggiore delle ipotesi, avrò soltanto fatto un buco nell’acqua, che è decisamente meglio di aggiungere l’ennesimo “chissà come sarebbe andata se…” ad una già lunghissima lista. Forte di un volo di ritorno in programma la domenica sera, pochi giorni prima della partenza decisi di tentare un esperimento sociale: proporre un incontro a 12.000 persone per vedere quanti di loro avrebbero avuto piacere (e coraggio) di lanciarsi verso l’ignoto con degli sconosciuti. Una città grande come Milano, in cui risiedeva (stando ai dati di Instagram) il 3,2% dei nostri follower, sembrava la piazza giusta per tentare questa follia.
Il meccanismo era semplice: vivi a Milano, vuoi incontrare persone nuove e vedere cosa succede? Con mia grande sorpresa iniziò un tam-tam di risposte con numerose persone che risposero alla “convocazione”. Questa iniziativa avrebbe potuto avere ancora più successo ma si trattava di un lungo weekend durante il quale molta gente era andata fuori città. A questo annuncio, tranne un caso, avevano risposto soltanto ragazze. E sì che il nostro è un pubblico al 70% formato da donne, ma forse questo elemento ci aveva già mostrato un primo dato di fatto: gli uomini sono meno predisposti ad un esperimento, seppur un po’ folle, che prevede la faccia tosta di mettersi in gioco. Inizialmente mi aspettavo una partecipazione diametralmente opposta. Se una pagina instagram scrive “Ehi, ciao, vediamoci domenica pomeriggio in Duomo”, non ci saranno ragazze che accoglieranno l’invito bensì ci ritroveremo con una foresta di cazzi. E invece è stato l’esatto contrario. Eppure, stando anche all’esperienza accumulata in 3 anni di gestione di questo progetto, gli uomini su internet sembrano i più predisposti alle nuove conoscenze. Ennesima prova che i maschi hanno la tendenza a dire stronzate.
Una volta giunti al fatidico momento, dopo aver perso per strada qualche partecipante a causa di impegni last-minute, siamo riusciti a radunare una manciata di trentenni sconosciuti dinnanzi al Duomo di Milano. E già di per sé è stata una vittoria ed un esito positivo per questa follia. Da quando esiste il nostro progetto affermiamo sempre che ognuno di noi ha il proprio percorso di vita, ma spesso condividiamo con i nostri coetanei gran parte del background e delle aspettative che questa società esercita nei nostri confronti. Ecco che allora, un gruppo di sconosciuti, diventa improvvisamente familiare, perché condivide con te affanni, dubbi, domande e pensieri che fanno di noi un grosso esercito sulla medesima barca. La mia permanenza è stata limitata a causa di un volo di ritorno che poi, dopo molte ore di attesa in aeroporto, avrei scoperto essere stato definitivamente cancellato. Quel gruppo di sconosciuti però aveva proseguito il pomeriggio con un aperitivo e chissà, magari è ancora in contatto o ha condiviso una parte di questo viaggio che affrontiamo quotidianamente.
Da questo esperimento sociale ho imparato ancora una volta che lanciarsi nel buio è sia complicato che gratificante, perché puoi riempire il tuo bagaglio di esperienza con la consapevolezza di aver fatto qualcosa per la prima volta, magari qualcosa che non avresti mai pensato di poter o voler affrontare. Ma in fondo, la vita non è questo? Lanciarsi senza la consapevolezza di avere un paracadute sulle spalle e prendersi qualche rischio. Perché spesso, al di fuori della nostra zona di comfort, c’è qualcosa che non pensavamo potesse aiutarci nella nostra crescita personale.
“La Guerra dei 30 Anni” è anche su Instagram

Lascia un commento