Donne a metà

(foto di Engin Akyurt)

Le feste sono belle, a qualcuno piacciono e ad altri no. Ogni volta che ne finisce una bisogna però passare al setaccio la sala, ripulire, mettere in ordine e si ha il tempo per riflettere. Sono giornate convulse per le donne e presumo che lo siano ancora di più per le donne trentenni. Siamo passati dal dibattito sulle parole di Elisabetta Franchi alla Festa della Mamma e questi due elementi sono legati più di quanto si possa pensare.

Piccolo passo indietro: perché un uomo scrive un articolo che riguarda le donne e nello specifico, la spinosa questione della maternità? Perché in realtà le battaglie sociali non dovrebbero combatterle solo i diretti interessati, anzi. Non serve essere gay per ritenere le unioni civili un diritto che tutti gli esseri umani dovrebbero avere. Non serve essere donna per schierarsi dalla parte di chi non dovrebbe essere obbligata a scegliere tra la vita professionale e quella personale. In un paese in cui chi di dovere dovrebbe garantire diritti e possibilità eque, è essenziale una sorta di solidarietà, ma non quella da social che si esaurisce in una manciata di like. La delicata posizione delle donne in questo paese non si riduce ad una storia di invettiva contro un imprenditore. Perché a pensarci bene, dovrebbe essere lo Stato a garantire giustizia, prima ancora che un datore di lavoro.

Se fosse lo Stato a garantire gli aiuti necessari all’azienda per sostituire le donne durante il periodo della maternità, sarebbe una situazione più sostenibile per tutti. E invece il diritto di scelta non viene concesso perciò in una situazione già di per sè complicata, si aggiunge questo bivio di fronte al quale molte donne si trovano. Le difficoltà presenti nel mondo del lavoro per una Trentenne sono già risapute e si aggravano proprio per la fase della vita che stiamo attraversando. Le pressioni sociali per avere dei figli sono probabilmente le più pesanti da sostenere alla nostra età, un’età che spesso è fatta di dubbi, indecisioni ed incertezze, sotto molti punti di vista.

Ma questo Paese non ci viene incontro e non è un Paese che va’ incontro alle donne. 

Questo è un Paese che ti guarda con occhi di compassione se vede in te obiettivi diversi; occhi che giudicano le tue scelte, anche quando queste mancano, come nel caso lavorativo citato in precedenza. Siamo una generazione in evoluzione, diversa da tutte le altre e nuda di fronte a quegli occhi che troppo spesso riservano occhiate sprezzanti. Una donna, una Trentenne, nel 2022, dovrebbe essere libera di affrontare le proprie scelte senza la paura di sentirsi giudicata per esse. La maternità come tanti altri aspetti della vita è molto soggettiva e non è semplice prenderla in considerazione se quotidianamente devi boxare contro instabilità economica, ricerca di te stessa e prospettive future. Soprattutto se vivi in un Paese in cui Donna-Mamma è un binomio ancora troppo forte da scalfire.

Essere una Donna Trentenne dovrebbe invece essere la libertà di sentirsi pienamente realizzata a prescindere dallo stato di famiglia e dallo stile di vita che si segue. Una donna che a trent’anni non ha figli non dovrebbe essere considerata meno donna di chi invece li ha. Le battaglie sociali da sostenere dovrebbero essere quelle che mettono al centro la donna e la sua possibilità di scelta. E invece passiamo i giorni a pensare alle targhette con la scritta Assessora o alla scelta del cognome. Probabilmente ve lo dicono poco e poco spesso ma non essere mamme non fa di voi donne-a-metà. Fa di voi delle donne che hanno scelto un percorso diverso; magari avete altre priorità, magari non vi sentite pronte, magari semplicemente non potete avere figli, magari non avete trovato la persona giusta accanto a voi con cui progettare una famiglia. Il mondo cambia, le donne cambiano, la società un po’ di meno, ma è necessario che cambino gli uomini. Perché spesso gli occhi che vi guardano con amarezza, sono i loro.

Non disperate, perché non siamo tutti così. Lì fuori ci sono anche uomini che sono disposti ad amarvi, assumervi, starvi vicino a prescindere da cosa decidiate di fare con il vostro utero. E ve lo diciamo oggi, in una giornata qualunque, che non é nè la festa della donna, nè la festa della mamma. Perché imparare a rispettarvi è un processo lungo e faticoso, ma qualcuno ci sta lavorando.

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