A ridosso del compimento dei 30 anni ti sarai imbattuto sicuramente in qualche articolo di pseudo-testate giornalistiche e blog che parlavano di questo avvenimento cruciale della tua vita. Importante, per carità, ma non è la fine del mondo come spesso viene descritta. Il compimento dei 30 anni viene visto come una sorta di switch della tua vita, come se all’improvviso diventassi un’altra persona. A noi questa visione anacronistica non è mai andata giù e difatti cerchiamo di descrivere i NOSTRI trent’anni. Spesso riceviamo richieste musicali, di costume, di abitudini che rimandano al passato. Certe persone in modo particolare sembrano desiderare la macchina del tempo più di ogni altra cosa perciò nasce spontanea una domanda:
Perché i trentenni sono così ossessionati dal passato?
Sarebbe facile definirla una moda e difatti in parte lo è; ma questa continua ricerca del back in the days ha radici più profonde e soprattutto va’ ben oltre ad un semplice elemento di costume. Vedo persone nate nel ’90, ’91 e persino ’92, affermare di voler tornare negli anni ’90. Ma cosa puoi ricordare di un’epoca che hai vissuto quando ancora avevi il pannolino e le tette le vedevi soltanto come strumento di nutrizione? Noi trentenni affoghiamo un presente deludente nel passato, un’epoca in cui l’unica preoccupazione era collezionare figurine, giocare con le bambole o scrivere la lettera a babbo natale. La mente ci difende da noi stessi e cerca rifugio nei ricordi pervasi di innocenza, borotalco e big babol. Adesso che cerchiamo di sbarcare il lunario e stringiamo la cinghia per pagare le bollette, ripensiamo a quel periodo in cui i soldi erano soltanto il mezzo per ottenere le duracell e lanciarci alla ricerca dei Pokèmon con il Game Boy.
C’è una bella differenza però tra quella sana ventata di nostalgia che scompiglia ogni essere umano ed una vera e propria patologia che ti offusca la mente facendoti rifiutare il presente a discapito di una clessidra che non può più essere rigirata. Vivere col piede costantemente nel passato si traduce in una vita che ha ben poco da offrire perché attorno abbiamo solo difficoltà e la spensieratezza è ormai volata via da un pezzo. Troppo spesso ci crogioliamo in amori passati, canzoni della nostra adolescenza, luoghi in cui ci siamo perduti da ragazzini. Ancora più spesso invece ci manca la voglia di lanciarci in nuove conoscenze, nella scoperta di un album pubblicato il mese scorso o nella ricerca di un viaggio da affrontare per la prima volta.
Ci immergiamo nel passato perché abbiamo paura di scoprire il nuovo-me, di lanciarci nel vuoto perché abbiamo paura di una ruvida caduta. La nostalgia rappresenta un materasso su cui sprofondare senza timore perché conosciamo già tutto: le dinamiche, le cause, gli effetti, gli avvenimenti. E’ una scelta di vita ben precisa perché è l’accettazione della comfort-zone e la volontà di ammobiliarla sempre di più. Abbiamo paura di metterci in gioco, di scoprire cose e persone nuove, ma soprattutto di vedere la reazione che potremmo avere di fronte alle novità. E’ una scelta comoda ma è anche una scelta codarda perché a 30 anni siamo ancora in tempo per lanciarci nel vuoto, magari spaccandoci le ossa, ma abbiamo il tempo per rimediare agli errori. Dobbiamo provare a scivolare nel dubbio per imparare a conoscerci meglio. Perché è vero che equivale a rischiare, ma è anche vero che il risultato potrebbe sorprenderci in positivo, rivelandoci alcune sfaccettature di noi stessi che prima non pensavamo neanche di poter avere. Impariamo a togliere il piede dal passato e lanciamolo verso il domani.
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