Non è obbligatorio

Sarà per la tradizione cristiana, sarà che ci servono distrazioni per non pensare alla nostra vita piatta, fatto sta che in questo Febbraio tengono banco i santi e in Italia non si parla d’altro. Prima Sanremo, ora San Valentino con le conseguenti fazioni che si schierano. A me non è mai fregato molto nè dell’uno, né dell’altro. Il primo l’ho guardato quando ne avevo voglia, il secondo l’ho vissuto quando avevo voglia di farlo. E se è vero che sono stati gli ultimi due appuntamenti vissuti pre-lockdown, è pure vero che San Valentino a cavallo dei 30, con una pandemia in corso, assume un peso leggermente diverso. Hai presente tutte quelle pressioni sociali in cui ti imbatti quotidianamente? Bene, il 14 febbraio (ed anche prima e dopo) diventa un concentrato di domande, illazioni, richieste di delucidazioni e sentenze. In sintesi, se hai qualcuno con cui celebrare l’amore, sei ok. Se resti a casa in solitudine, fai schifo. Il problema però è a monte: San Valentino è la festa degli innamorati, non delle coppie. Basandoci su questa realtà dei fatti, tutto prende una piega diversa.

La vedi, la senti, la percepisci la pena negli occhi di chi ti guarda quando gli dici che non hai nessun appuntamento, nessun ristorante prenotato, nessun pacchetto da scartare. Ma siamo sicuri che avere qualcuno accanto sia un obbligo? Siamo sicuri che non si possa essere innamorati anche stando da soli? Ogni occasione richiede un disco giusto ed allora, vai con “The Diary of Alicia Keys”; grammy vinto come miglior disco R&B del 2003, mica un LP qualsiasi di Toto Cutugno.

Metti in play e inizia a riflettere sui tuoi sentimenti, prima ancora che sulle persone. Essere innamorati è una figata perché è come schiacciare il piede sull’acceleratore dopo che per un lungo lasso di tempo lo hai tenuto sul freno. Innamorarsi significa cambiare, confermarsi, reinventarsi, scoprirsi e scoprire qualcuno, un lancio verso l’ignoto senza la certezza di avere il paracadute. Amare è una cosa irrazionale e forse ne sentiamo l’esigenza proprio per quello. Amare significa concedersi con tutte le paure ed i limiti del caso ma soprattutto, amare non è obbligatorio. Amare non dovrebbe essere dettato da quella sensazione di completezza che in fondo un po’ tutti cerchiamo. Amare dovrebbe significare essere l’aggiunta alla vita di qualcuno, non esserne la privazione. Quante volte è capitato di avvertire l’ansia per il tempo che passa, per la metà della mela che non arriva, per i figli che gli amici sfornano mentre noi stiamo ancora tentando di combattere i mostri interiori.

Amare non è obbligatorio. Provarci, forse si.

Siamo grandi abbastanza per sapere che è un grande rischio e siamo grandi abbastanza per aver verificato che le probabilità che vada male sono più alte rispetto a quelle che vada bene. Ma un tentativo dobbiamo concedercelo. Nella speranza di rivivere quel brivido che si prova quando baci le uniche labbra che vuoi, oppure di riscoprire la bellezza delle piccole cose che, fatte in due, diventano importanti. Nella speranza di sentirci amati, apprezzati ed accettati per quello che siamo, nonostante i mille difetti che abbiamo. Amare, quando succede davvero, non è una scelta, è un effetto domino di sensazioni che batte anche il cinismo più esasperato perché possiamo rinunciare ad una cenetta a lume di candela, ma non alla voglia di metterci in gioco per vedere come va a finire stavolta. Conosco tante persone che festeggeranno questa giornata e sarà per l’età che avanza, sarà per la maturità che mi investe tipo lo spirito santo, ma ancora di più che negli anni passati, sono felice per il prossimo. Sono felice di vedere chi spende 500€ per fiori, cioccolatini ecc ecc; sono felice per chi resterà a casa a guardare un film in pigiama, sono felice per chi non farà niente di speciale perché è una serata come le altre. Sono felice perché ognuno dovrebbe essere libero di fare quello che gli pare e perché giudicare le azioni altrui, non migliora la tua vita.

E noi altri invece? Compriamo una bottiglia di vino, mettiamo su un bel disco, un film, un libro. Se non possiamo dedicare il tempo ad una persona che ne valga la pena, tanto vale dedicarci a noi stessi. Io ad esempio preferisco stare da solo piuttosto che con una persona qualsiasi.

Amare non è obbligatorio e festeggiare San Valentino in due, nemmeno.

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