Puzzle

Io credo che la vita sia un puzzle composto da 5 pezzi: interessi, amore, famiglia, lavoro, relazioni personali. Ognuno di noi ha una scala di priorità ed un’idea su come e quali tasselli cercare di incastrare. Ma a prescindere da ciò che tu decida di fare, stai pur certo che non saranno mai perfettamente incastrati e ne mancherà almeno uno. Generalmente funziona così: nasci, hai il tuo bel puzzle sul tavolo e la scatola con l’illustrazione completa davanti agli occhi. Ad un certo punto (primo elemento variabile), Boom, qualcosa o qualcuno arriva e ribalta la scrivania. Tu con pazienza ti alzi, raccogli i pezzi (in tutti i sensi) e cerchi di ricominciare daccapo. La vita è questo: un loop di tavoli ribaltati, forza di volontà e incapacità di ricomporre la figura. Ad onor del vero capita spesso che a fare tutto il casino ci sia qualcosa che sfugge al tuo controllo, qualcosa che tu puoi soltanto stare a guardare mentre la tua esistenza vive attimi di panico e terrore di incompletezza. Man mano che cresci però diventi esperto e questo sadico gioco di distruzione è dentro di te perciò ti diverti a ribaltare la scrivania in autonomia e lanciare pezzi per aria. E la cosa più assurda sai qual è? Che spesso succede proprio quando sei ad un passo dal traguardo, quando hai radunato tutte le cinque componenti e devi solo piazzarle. Sono lì, con fatica le hai ordinate sul legno, alcune sono persino già allineate ma tu no… tu ami complicarti la vita e invece di adagiare l’ultimo brandello di cartone, disfi tutto e fai volare al cielo.

 In poche parole: mandi tutto a puttane.

E noi, nel decennio dei 30, questo giochetto lo abbiamo fatto così tante volte che ormai siamo stanchi. Ma la stanchezza mentale è un’acerrima nemica perché porta con sè delle pessime iniziative. Esci con la tipa che non ti piace abbastanza perché è meglio un letto caldo in due che il freddo della solitudine; oppure smetti di ambire a qualcosa di meglio e il tuo lavoro malpagato e mai digerito ti sembra persino una gran cosa. Se invece hai un partner che ami accanto, un lavoro che tutto sommato non ti spinge al suicidio, qualche amico con cui lamentarti della vita e qualche hobby che con fatica coltivi, ti lancerai a bomba sui rapporti familiari iniziando a litigare con tutti i parenti nell’arco di almeno 4 rami dell’albero genealogico. E così Natale sarà uno strazio, gli istinti omicidi onnipresenti e con chi ha il tuo stesso sangue sarai messo peggio di Harry. Si, il nipote della regina, quello lì. Poi vabbè, con l’esperienza maturata negli anni alcuni di noi riescono persino a fare un maxi frullato di tutto ciò e sul tavolo non hanno niente. O al massimo un pezzo del puzzle e un altro completamente sfaldato.

Sei solo, nessuno con cui ordinare il sushi d’asporto, nemmeno gli amici perché quelli vanno a mangiare prenotando e la tavolata è di sole coppie. Hai almeno un parente stretto con cui non parli, fatichi a trovare il tempo necessario per dedicarti alle tue passioni perché trascorri la maggior parte della giornata in un posto che non sopporti a fare cose che odi. 

Bella vita di merda, complimenti vivissimi.

Eppure la colpa è solo tua. Ma ho una buona notizia: hai ancora tempo. Hai tempo per cambiare, ripartire, ricucire, riavvicinarti. Ri-ri-ri. Puoi rifare un sacco di cose. Tutti abbiamo l’ambizione di realizzare un puzzle perfetto come sognavamo da bambini ma rischiamo di averne uno stilizzato e deprimente. E allora penso alla Guernica, una delle mie opere preferite. Penso che è un gran casino ma comunque un capolavoro. Perciò mi lancio, ribalto la scrivania e ci RIprovo un’altra volta. Cerco i miei pezzi senza rassegnazione perché è troppo presto per farlo. Cercherò una persona da amare in maniera incondizionata e se non sarò fortunato, mi andrà bene il letto vuoto. Farò quella telefonata per sanare le ferite aperte. Dirò al mio capo che preferisco una busta paga inferiore per avere più tempo per giocare a calcetto con i miei amici. Andrò a mangiare fuori, a costo di prenotare per uno. 

Se proprio devo stare nella merda, preferisco galleggiarci a modo mio. E sento di avere ancora un po’ di tempo per poterci riuscire.

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