(foto di The Lazy Artist Gallery)
Correva l’anno 1999, frequentavamo le scuole elementari e TUTTI, nessuno escluso, ci stavamo cagando nei pantaloni. La televisione, sacra fonte di informazione e focolare delle nostre esistenze, ci allertava da mesi riguardo ciò che stava per accadere. Il Nuovo Millennio era ormai lontano solo poche ore e ne avevamo sentite di cotte e di crude a riguardo. Sembrava l’apocalisse, con il giubileo ed il millennium bug che bussavano alla porta e quel senso comune di suspense che aleggiava sulle nostre vite. Cos’è successo poi? Niente. Assolutamente niente. Stessa cosa 13 anni dopo. Aspettavamo tutti che si avverasse la profezia dei Maya, credevamo tutti che una pioggia di meteoriti avrebbe distrutto la casa dei nostri ex prima ancora che la nostra, polvere di stelle, vulcani in eruzione mischiati a tsunami di zucchero filato. Cos’è successo poi? Niente. Purtroppo.
Il mondo continua a girare e a dirla tutta, anche in maniera abbastanza storta ma tant’è, nessun cataclisma, nessuna rivoluzione, nessuna ex che corre in giardino mentre va’ a fuoco. Siamo qui, imperterriti, a nuotare in un sacco di sterco di cavallo da ormai 30 anni e non ci ammazza niente. Purtroppo.
Due anni fa, il 30 dicembre del 2019, a quest’ora probabilmente stavamo inventando scuse per bidonare gli amici che avevano proposto discutibili piani per trascorrere insieme la notte di San Silvestro. Ennesimo bivio delle nostre vite, ennesima decade che stava per volgere al termine, nuovo decennio alle porte e tanti buoni propositi pronti ad essere vanificati a distanza di una settimana. Quello che è successo in seguito è da libri di storia, quelle cose che racconteremo ai nostri nipoti, qualora dovessimo averne. La pandemia, i lockdown, i lanciafiamme di De Luca, la corsa al tampone, i test che spaventano più di quelli di gravidanza dopo un salto della quaglia andato a vuoto. Ve lo sareste mai aspettato? No. Né i Maya né Paolo Fox ci avevano avvertito e noi siamo andati per la nostra strada non curanti del pericolo, pronti a sfidare questi nuovi anni ’20 con la speranza di cambiare, di essere migliori, di dare una svolta alla nostra vita. Cos’è successo poi? Niente.
Sono ancora convinto che il problema non sia dover rinunciare a vedere altre persone bensì rimanere soli con sé stessi perché è in quei momenti che il cervello corre a 200 all’ora e ripensi alla tua vita e a tutto lo schifo che hai fatto. Sono chiuso in casa, in quarantena, eppure ho maturato la consapevolezza che passerà. La quarantena, la difficoltà, la sofferenza. Tutto passa.
Siamo sopravvissuti ai magistrati che saltavano in aria, alle Torri Gemelle, alle dimissioni di un Papa, ai cuori spezzati, alle gravidanze dei compagni di scuola, alla mucca pazza, alla morte di Marissa Cooper, a Povia, ai migliori amici andati via, all’università. Cazzo, siamo davvero una potenza!
Siamo un puntino minuscolo che si muove in questo pianeta e nessuno si accorge di noi, mentre continuiamo a commettere sbagli, imparando ogni volta una lezione. Cosa ci hanno insegnato questi due anni? A me hanno insegnato che abbiamo davvero troppo poco tempo per essere orgogliosi, per lasciare le frasi a metà, per non lanciarmi con forza e passione verso le cose che mi interessano, per rimandare a domani quello che dovrei fare oggi. Forse avevamo bisogno di questa lezione più che della fine del mondo. Avevamo bisogno di qualcosa che ci imponesse di pensare alle nostre priorità, a ciò che abbiamo e a ciò che abbiamo perso, per cogliere da tutto questo marasma alcuni insegnamenti da sfruttare quando ne saremo usciti. Perché ne usciremo. Non so quando ma ne usciremo.
All’orizzonte c’è un nuovo anno lontano solo poche ore e con lui, ci sono un mare di esperienze, di errori, di risate, di pianti e soddisfazioni che ci aspettano. Aspettare la fine del mondo non serve a niente perché siamo ancora qui e lo saremo ancora per un po’ e sapete che c’è? Siamo sopravvissuti a tutto e avere 30 anni è fottutamente bello proprio per questo!

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