Torno a casa dopo l’ennesimo straordinario che non mi verrà retribuito, mentre cerco di convincere me stesso che lo sto facendo per vivere meglio il mio domani. Ma a chi la do a bere? Ho solo sprecato l’ennesimo pomeriggio in cui avrei potuto fare le cose che mi piacciono, facendo quelle che devo. Lavoro, lavoro, lavoro. Quanto costa il tempo speso a lavorare? Quello che dice la mia busta paga o molto di più? Ci sono stati momenti della mia vita in cui ho affrontato con entusiasmo le sfide lavorative ed ora che sono ad un punto di stabilità, mi chiedo se ciò che ho fatto sia davvero per essere più felice. Credo di cavarmela, di essere un valore aggiunto, ma questo lavoro lo è per la mia vita? Le proposte che ricevo sono una mera distrazione o sono la strada che potrei intraprendere se solo avessi più coraggio?
E’ un gran casino, come tutto quello che mi gira intorno ultimamente. Relazioni, lavoro, donne. Mi sento immobilizzato perché sono ad un grande bivio e di fronte osservo una miriade di indicazioni, tutte diverse. Nord, sud, ovest, est: lo diceva anche il mio intellettuale di riferimento degli anni 00. E sì, ognuno si sceglie i propri.
Birra, ho bisogno di una birra. Di quelle isolate, senza nessuno intorno, mentre guardo i bambini che giocano al parco spensierati. Mi serve per cercare di fare chiarezza e capire cosa voglio. Una relazione stabile? Un nuovo lavoro? Degli amici diversi? Controllo whatsapp, la chat della mia comitiva ha 87 messaggi non letti e si discute sulla destinazione della cena di stasera. Cheppalle. Obblighi, questi sono obblighi. L’obbligo di far vedere al mondo che siamo vivi, che abbiamo degli amici, che anche noi siamo parte di un qualcosa. L’obbligo di sentirsi accettati. E a me non sta bene perché ho smesso di interessarmi del parere altrui da molto tempo, o almeno è quello che cerco di credere.
Mi ha scritto Massimo, uno dei miei storici amici; ci conosciamo da più di 15 anni ed insieme ne abbiamo combinate davvero di tutti i colori. Una di quelle persone con cui basta un’occhiata per capire cosa sta pensando l’altro. Mi dispiace perché ultimamente ci vediamo sempre meno, complice la vita frenetica che vive ognuno di noi, complice la famiglia, complice soprattutto Sonia, la piccola donna che ha stravolto la vita di quello che fino a qualche anno fa era il miglior bevitore di gin-tonic che abbia mai visto all’opera. I figli ti cambiano la vita, lo dicono tutti, lo dicono tutti gli amici che ne hanno avuto uno e lo dice anche Massimo, che oggi però ha deciso di ritagliare 20 minuti del suo tempo in memoria del nostro decennale rapporto. La scusa è farmi vedere la nuova auto che ha acquistato, anche se ne ho già viste 34 foto sul suo instagram che ormai pullula di scatti che lo ritraggono come un padre modello, cene con la moglie e piccole soddisfazioni che gli ricordano da dove viene. Ma questa è solo una mia interpretazione molto cattiva.
Massimo è cambiato, o forse sono cambiato io, o forse siamo cambiati entrambi. Massimo arriva con un sorriso a 84 denti, fresco di sbiancamento, a bordo del suo nuovo bolide, una monovolume che ha soppiantato la vecchia Audi A3 modificata. Dopo un caloroso abbraccio degno dei vecchi tempi, mi invita a rifarmi gli occhi, tronfio della sua nuova conquista. Ed io sarei anche felice quanto lui, se non fosse che il mio occhio cade sugli adesivi applicati sul lunotto posteriore. Sono 4 e sotto ognuno di loro c’è un nome: Daddy, Mom, Sonia, Lenny.
Attaccare gli adesivi della famiglia sul lunotto è sempre stato il mostro finale da combattere, la meta a cui arrivare il più tardi possibile, il chiaro segnale del decadimento della nostra vita. Massimo ci è arrivato ai 33 e ai miei occhi è crocefisso come Cristo; ha resistito, ma avrebbe potuto fare di meglio. E’un segno di resa, è la bandiera bianca, è un “Avete vinto voi, pezzi di merda”. Nonostante questo, lui ha minimizzato la cosa quando gliel’ho fatta notare. Sono solo degli stupidi adesivi in fondo, sono io che nella mia testa contorta ho sempre affidato a loro il verdetto dell’esito di questa sanguinosa guerra che io e i miei amici combattiamo.
Massimo è cambiato, io sono cambiato, tutto è cambiato.

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