Il Futuro è Oggi.

7 Settembre 2021, Diario di bordo.

A chi mi chiede come va’, rispondo come al solito: “Tutto a posto”. Ma col passare del tempo inizio ad avere qualche dubbio in merito. Strana concezione quella del tempo. A 30 anni l’orologio sembra correre al triplo della velocità e quel futuro che vedevi come una chimera ti ha tamponato rompendo il paraurti.  Ci siamo trovati sballottolati da un giorno all’altro in un gioco di cui non conosciamo bene le regole e che ci porta all’esaurimento nervoso inesorabile. E nel frattempo la lancetta corre, spietata. Se fino a qualche anno fa l’imperativo era “E’ troppo presto”, adesso suona come “E’ troppo tardi”. Mi sembra troppo tardi per tutto. Comprare una casa, mettere al mondo dei figli, tirare un calcio in culo al mio capo, riprendere in mano la mia vita. Devo correre, devo correre più veloce della vita che mi scorre accanto. 

Una mattina ti svegli, apri gli occhi e mentre senti il trapano dalla casa dei tuoi vicini, guardi il pugno di mosche che hai racimolato negli ultimi anni. Bel bottino, complimenti. La colpa non è solo nostra; o meglio, lo è solo in parte. Perché le pressioni che iniziamo a subire fin dall’ingresso nell’età adulta condizionano le nostre scelte. C’è chi vive in funzione delle aspettative altrui e chi prova a boxarci contro, ma sentiamo tutti il peso di ciò che gli altri si aspettano da noi. Una mia amica ha 34 anni, un matrimonio già finito alle spalle ed una voglia di maternità ancora non esaudita. Desidera avere un figlio e a volte mi chiedo se sia davvero voglia di passare notti in bianco o voglia di accontentare la sua best che ha già pronto il buono da spendere per delle mini-Nike. E io?

Io ho l’ossessione del tempo che passa. Io sono l’esatto opposto del “carpe diem”, sono l’antitesi del morso tirato ai tempi che vivo. Sono costantemente proiettato verso il futuro. Come sarò professionalmente tra 20 anni? Riuscirò a campare senza odiare il mio ufficio? La ragazza che amo ricambierà ancora i miei sentimenti? Il mio primogenito diventerà un calciatore migliore del suo vecchio? Le birre che bevo oggi, peseranno così tanto nel domani? Ossessione. Ho provato a combatterla nel corso degli anni, mi sono circondato spesso di persone il cui mantra era “Vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo” ed ho sempre pensato che sarebbe un peccato chiudere la mia precaria esistenza con una merdosa giornata come questa. Eppure resto immobile e all’indomani non faccio nulla per cercare di migliorare questo status.

Vivo, sopravvivo, passeggio sul tapis roulant della mia esistenza.

Dal finestrino vedo i miei amici andare spediti verso la propria realizzazione e mi chiedo chi di noi stia perdendo questa guerra. Io che, in teoria, ho le carte in regola per rimettermi in gioco? Oppure loro? Loro… Loro che il sabato lavano la macchina per portare la moglie fuori, bestemmiando il giorno in cui non hanno eiaculato all’esterno della propria sposa. Loro che forse volevano esattamente quello, arrivare ai 30 con un mutuo sulle spalle e due figli a carico per giustificare un’esistenza che ha sempre avuto quello come obiettivo finale. Loro che hanno messo in cantina gli hobby per lasciar spazio alle serate passate a guardare “L’isola dei famosi”. Loro che ai miei occhi sono tristi ma hanno uno sguardo di pena verso di me, quando compro l’ennesimo pacco di cibo surgelato all’Eurospin, monoporzione. Loro che si godono il tempo che li separa da una pensione minima, una passeggiata in centro di domenica, un’imprecazione nei confronti dell’arbitro ed un porno visto di nascosto quando la moglie va’ dalla suocera. 

Chi sta vincendo, io o loro? O forse stiamo perdendo tutti, ma in modo diverso? La verità è che non c’è una vittoria a tavolino, combattiamo tutti la nostra guerra personale con la convinzione che un giorno, quando ci leccheremo le ferite, inventeremo le ennesime scuse per giustificare fallimenti e frustrazioni.  

“La Guerra dei 30 Anni” è anche su Instagram

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