(illustrazione di Giulia Rosa)
( tratto dalle battaglie di Ada Vecci )
Sto per togliere un dente del giudizio.Tra una pandemia globale e un’altra estate che è giunta, la questione attanaglia la mia mente.
“A COSA SERVONO I DENTI DEL GIUDIZIO”, cerco su Google, ovviamente senza punto interrogativo. La risposta è, a dir poco, disarmante.
“I denti del giudizio sono un retaggio del passato. Secondo alcuni antropologi, la comparsa
degli ottavi in età tardiva avrebbe il compito di controbilanciare l’eccessiva usura degli
altri denti. L’alimentazione preistorica e l’inesistenza di cure dentarie infatti provocavano la
perdita precoce dei denti.”
Cito testualmente. Ecco, preferivo non saperlo. Per farla breve, non servono esattamente a NIENTE. Ho sempre saputo che, se mi fossero comparsi, avrei dovuto toglierli. E si, a me sono comparsi. Tutti e quattro ovviamente. Sono una persona molto giudiziosa.
E, ovviamente, la loro comparsa e la loro permanenza è stata a dir poco ingombrante. Puntualmente, nei momenti meno opportuni, i miei denti decidevano di infiammarsi (ed erano dolori!): ho foto di una vacanza a Ponza con una guancia enorme o, per citare un altro lieto evento, quando il mio esame d’avvocato fu rinviato (si, assurdo: rinviano anche gli esami d’avvocato!) il mio dente non tardò a farsi sentire, a risvegliarsi, come dico io. E così in altri vari inopportuni momenti della mia vita: prima di esami o di viaggi importanti o in momenti di particolare stress, si, quei momenti in cui ci manca solo che ti faccia pure male il dente! Ormai so perfettamente come gestire la cosa: vai di Agumentin e Oki e passa la paura.
Ma il punto è che non si può andare avanti così: quel momento tanto temuto è arrivato. Il momento “di estirpare il problema alla radice”, per usare un eufemismo. In realtà era arrivato il 9 marzo 2020. No, non sto parlando dell’inizio del lockdown in Italia, ma del giorno da me scelto per andare dal dentista. Ecco, evento talmente raro che la sera Conte decise di chiudere tutto. Insomma non solo ho causato un lockdown nazionale, ma la mia ultima uscita fu anche dal dentista (oltre al danno, anche la beffa!). Capirete da soli come è andata a finire. Il momento è arrivato, dicevamo. Il punto è che io sto letteralmente cacata sotto. Sono terrorizzata. “Ma tu sei una donna, dovrai partorire!”. Ho davvero difficoltà a comprendere il nesso tra le due cose, tra il togliere un dente che non ho chiesto e soffrire per avere un figlio, ma andiamo avanti. La paura induce ad informarsi, a farsi narrare le esperienze altrui. Ho chiesto a chiunque: ho creato una sorta di community nella mia testa, dove in un database apposito sono inserite tutte le informazioni utili.
Ho riscontrato reazioni decisamente inopportune: la mia migliore amica è estasiata da questo evento, lo era già l’anno scorso, neanche le avessi comunicato di una mia vacanza alle Maldive! Reazioni normali, reazioni tragiche: racconti crudi di svenimenti (che eviterò di narrare); ma bene o male, i resoconti sono abbastanza rincuoranti, cioè è rincuorante sapere che non farà male, non sentirò nulla, sarà tutto abbastanza veloce, cioè è rincuorante che me l’abbia detto la mia AmicaCuore (tutto attaccato), Rosaria, perché di lei mi fido, non come quella matta di Evelin, sopra citata. Certo, restano i dubbi circa la possibilità che nel mio caso possa andare tutto storto ed io restare paralizzata per sempre o che l’intervento, causa complicanze, possa durare ore ed ore. Ma vorrei evitare di essere eccessivamente drammatica, non tanto per me stessa, sia chiaro, piuttosto, almeno, per solidarietà nei confronti di chi potrebbe star vivendo la mia stessa situazione.
Incubi notturni o meno, pensieri tragicomici a parte, questa cosa, volente o nolente, nella data x accadrà. Sia chiaro lo scrivere questo articolo è un mio tentativo, vano, di esorcizzare la paura. Mi dispiace per voi, che ne state subendo le conseguenze. Ma, tornando vagamente seria, non che non lo fossi fino a questo momento, mi ha fatto riflettere che “dai sondaggi da me effettuati” ne è risultato che io non fossi la sola ad aver capito, affermato, che il momento di affrontare questo passo era giunto, più o meno intorno ai 30 anni. Quello che mi fa riflettere è il modo stesso in cui vengono chiamati gli ottavi, dovuto al fatto che compaiono intorno ai 18/19 anni e si associa a tale fase della vita una data tale maturità, una suddetta capacità di giudizio.
Giudizio
/giu·dì·zio/
La capacità individuale di valutare o definire.
Ecco, io non vorrei proprio buttare tutto ciò che ho fatto negli ultimi 12 anni, insomma mi sono laureata, sono diventata Avvocato, e giusto un altro paio di cose buone in croce le avrò fatte, anche se al momento mi sfuggono. È proprio il concetto di “giudizio” che mi sfugge, la capacità individuale di valutare e definire. Cioè un paio di cose buone forse le ho fatte, ma sono le cazzate che senza dubbio non sono mancate. Si, quelle le ricordo. Cose da dire: ma davvero hai la segatura al posto del cervello?!?! (è una citazione di Murakami, la amo molto, perché rende l’idea e soprattutto, un paio di volte, me lo sono chiesta davvero). Cose che, forse, a 18 anni non avrei mai fatto.
Si, ammetto, però, che mi sono anche divertita molto nel farle. Ma alcune scelte erano delle cazzate annunciate! Ed era così platealmente evidente a tutti, tranne che a me. Si, ad un certo punto si diventa più maturi. Ma attenzione: diventare maturi non vuol dire avere giudizio, significa solo ricordarsi che se cadi poi ti fai male, non avere giudizio di scegliere di non cadere. È diverso. Insomma io, ragazzina molto matura, mi ritrovo ad esser diventata un’adulta molto poco giudiziosa.
E, sempre a proposito di giudizio, in quest’anno inutile è come se fossi voluta andare a ritrovare, a far visita a quella Ada di 18 anni, quando ancora alcune scelte poco giudiziose non erano state fatte. Ma non solo in senso negativo. Ho provato a ricordare cosa sognavo all’epoca e mi sono resa conto di aver troppo a lungo accantonato ciò che davvero mi piaceva fare o avrei voluto essere, perché no, non era il momento adatto, cavolo, ci sono gli esami da dare! Da lì ho deciso di riprendere a scrivere e di fare un corso di teatro: questi erano i miei sogni nel cassetto dell’epoca, troppo spesso accantonati da una realtà mascherata da giudizio, che giudizio non era e che forse tanto mi ha tolto. Ora non voglio esagerare dicendo che togliere questo dente mi riporterà indietro di 12 anni. Seh! Magari!
Ma che forse il giudizio di cui tutti parlano non è altro che una cazzata bella e buona, perché credendomi matura ho fatto scelte che non rifarei e invece credendomi solo una ragazzina facevo senza timore di essere giudicata ciò che davvero mi piaceva/piace fare. Perché poi, diciamocelo chiaramente, per tornare al fatto della segatura nella testa, le cazzate si fanno sempre, a volte sono solo più grandi perchè proporzionate all’età che si ha. Quindi mio caro Giudizio, non sei servito davvero a nulla. Mi fa ridere pensare che il 12 soffrirò (spero sinceramente di no!) per togliere qualcosa che in realtà non ho mai avuto, né mi è mai servito. Che paradosso!
O semplicemente sarò finalmente libera di tornare ai sogni dei miei 18 anni, senza più
un dente dal nome ingombrante.
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