( tratto dalle battaglie di Norma Cassera Mascheretti )
Nella corsa ad ostacoli che è la vita dopo i 25 anni di età, l’accanimento terapeutico verso la giovinezza può portare una donna a compiere scelte fallaci. La radice del temine è fallo, e non è qui utilizzata casualmente. Potrei, come non potrei, essermi inventata questa etimologia sul momento, ma se c’è una cosa che mi ha insegnato il liceo classico è che la maggior parte della gente non sa cosa sia un’etimologia, quindi c’è un’alta probabilità di risultare credibile. Si diceva: inizio del decadimento psicofisico unitamente al sostantivo fallo, o per estensione, gli uomini. Nello specifico, i 20enni.
A 30 anni, frequentare uomini più giovani diventa un ottimo escamotage per ingannare l’anagrafe e sentirsi ancora imberbi. Giovani per prossimità, fresche per interposta persona. Indubbiamente, i cuccioli di uomo in questione, un’etnia convinta che il Nintendo DS sia la prima consolle portatile mai inventata, hanno dei pregi intrinsechi che li rendono adorabili. Innanzitutto, la forza di gravità non sembra ancora essersi accorta di loro, il viso è fresco come un ruscello di montagna e il fisico è un’ode alla salute, anche se non hanno mai fatto un giorno di palestra in vita loro. Secondariamente, non avendo ancora avuto tempo di farsi prendere a cinghiate in faccia dalla vita, trasudano ottimismo verso il futuro e benevolenza nei confronti del prossimo loro. I 20enni vivono un’esuberanza radicale, a tratti contagiosa. E ti inducono il ricordo di quando anche tu credevi negli unicorni e dubbi come “di che classe energetica sarà il mio appartamento?” o “questo fastidio intestinale è intolleranza al lattosio oppure cancro al colon?” non ti avevano ancora attanagliato.
Inoltre i 20enni, quando escono con una donna più grande, si sentono benedetti dalla sorte amica e nell’intimità della camera da letto, ci tengono a dimostrarsi all’altezza, instancabilmente e costi quel che costi. God bless. Ma tu, che sei vecchia e saggia, devi essere cosciente che la vita è in agguato, con il mordente gomorriano di Mo ce ripigliamm’ tutt’ chell che è ‘o nuost. Già, perché trascorsa la primavera iniziale, costellata di messaggini del buongiorno farciti di emoticon e GIF a tutte le ore, performance sessuali olimpioniche seguite da coccole infinite, la vita reale si insinuerà nelle prime crepe relazionali. All’ennesimo conto al ristorante, pagato da quella con la carta di credito intestata (sei tu), perché i suoi non gli hanno ancora ricaricato la PostePay questo mese, scorgerai il lato oscuro della luna.
Primo: la dimora. E’ abbastanza probabile che il tuo tenero 20enne dorma in un letto singolo in un bilocale in affitto in Città Studi e condivida lo stesso con un altro della sua specie ma meno fascinoso, con il quale tu sei costretta ad interloquire mentre il tuo lui è in bagno ad impomatarsi la barba. Il coinquilino in questione indossa il pigiama degli Avengers e non ha ancora sviluppato la parte del cervello dedicata alle small talks, quindi ti fissa muto, con un mix di timore e spavento negli occhi, mentre vorrebbe solo concentrarsi sulla sessione di Statistica II del prossimo mese. Intanto, tu ti chiedi se per caso hai una caramella da offrirgli nella borsa. Secondo: la variabile sbattimento. Tu, che sei pigra come la merda, quanto a lungo potrai mai accettare il ruolo di nave scuola? Ovvero, essere timoniera, mozza e ciurma intera alla guida della relazione, dato che lui più che una canna in Sempione non può proporti? Risposta: per un lasso di tempo molto breve. In ultimo, ma non per importanza, bisogna anche sapersi mettere nei panni della controparte, ed era mi pare Carl Gustav Jung che diceva: i 20enni cercano nelle donne più grandi la mamma. E tu, che di materno non hai manco le dita dei piedi ed è già tanto se riesci a ricordarti di prendere la pillola ogni giorno e chiudere la serratura di casa a doppia mandata, sei adatta al ruolo di chioccia come un carlino a fare da cane da guardia.
Per concludere, i 20enni sono un ottimo antidepressivo e ho il forte sentore che post-pandemia (se mai ci sarà) converrà muoversi con largo anticipo per frequentarne uno, perché andranno via veloci come le focaccine dell’Esselunga il sabato pomeriggio. Ma se sei tra le fortunate, non affezionarti troppo, perché proprio come i suddetti panificati, i 20enni hanno una data di scadenza. Dal canto loro, vi dimenticheranno in scioltezza dopo un paio di maratone a Fortnite.

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