( grazie a Te, che hai voluto condividere la tua Guerra, quella vera, donandola al nostro blog )
L’inganno d’amore fa male sempre, ma passati i 30 anni ti ferisce un po’ di più. Ti colpisce nel profondo e ti sgretola. Il primo vero Amore che finisce, ti strazia. Perdi il respiro, ti arrabbi quando il primo e l’ultimo pensiero della giornata sono incontrollabilmente rivolti verso quella persona. Apri gli occhi e inveisci verso quel pensiero; li chiudi, ti rigiri nel letto, agitando le braccia come per scacciare il fumo della sigaretta, che disegna l’ombra di chi vorresti accanto e non c’è. Di chi ti vorresti dimenticare, almeno per un minuto, per un solo maledetto minuto di pace. Passano i mesi, passano gli anni e lo superi. Non lo dimenticherai mai, ma non spererai più di vederlo tornare; ne ricorderai la bellezza e magari sognerai l’armonia degli abbracci, ma non ti mancheranno.
Un amore vero, un amore genuino, quando finisce, anche quando a dire “basta” sei stata tu, lo superi. Con il tempo. Da sola. Con il sorriso di chi ti conosce da una vita, con lo sguardo complice di chi ti legge negli occhi la verità e ti bacia in fronte senza un motivo. Un amore tossico no. Un amore tossico è subdolo. Un amore tossico ti cambia. Non si rivela. Si nasconde e si maschera. Ti irretisce e ti consuma. Ti lega a sé e ti imprigiona. Un amore tossico che finisce, al contrario, ti regala il respiro. Quello che durante la relazione ti ha negato.
Il primo vero respiro, che ti fa di nuovo sentire libera, dura pochi secondi e poi scompare. Me lo ricordo, mentre guardavo la sua macchina allontanarsi e stringevo tra le mani la sua copia delle chiavi di casa. Ti resta dentro come una memoria sensoriale e nei momenti più difficili, mentre raccogli i pezzi della tua anima andati in frantumi, lo cerchi e preghi che possa tornare a riempire i tuoi polmoni ancora e ancora. L’amore malato è una Commedia dell’Arte, scritta apposta per te. Un canovaccio di gesti e parole ripetuti all’infinito perchè funzionano, come una battuta di repertorio. Nulla è originale, nulla è vero; ci sono ruoli predefiniti che con una minima variazione, ad ogni spettacolo, ripropongono la stessa storia e si concludono con il medesimo, inevitabile e tragico epilogo. Dove tu sei protagonista e vittima inconsapevole. Dove ogni cosa è come tu l’hai sempre sognata e anche di più. Lo hai cercato così tanto, che quando arriva sotto mentite spoglie, vestito a festa, non sembra vero che sia venuto per te.
Alla fine hai passato i 30 anni, sei adulta; hai un lavoro, una casa, hai un’idea di come vorresti certe cose nella tua vita o almeno hai ben chiaro cosa non vorresti. Ti sei fatta le ossa, hai le tue cicatrici, che mostri con orgoglio. Cerchi qualcuno che sia nello stesso punto, su un percorso parallelo; qualcuno che possa capire e condividere la tua visione del futuro. Qualcuno che possa essere complice, compagno di viaggio, che non debba essere guidato, che non debba essere inseguito arrancando. Qualcuno con cui camminare insieme. E poi…arriva. Quando meno te lo aspetti, quando serenamente ti stai godendo il viaggio. Non ti accorgi che l’idea di sé che ti sta vendendo, altro non è che la tua immagine riflessa, per convincerti che sia esso stesso l’incarnazione del tuo desiderio e non qualcosa di perverso che si nasconde dentro lo specchio. Sei così felice che sia capitato a te, te lo sei meritato…ci credi. Un po’ perchè la maschera che ti parla è convincente, un po’ perchè ci vuoi credere. Lo vuoi così tanto che ignori i segnali, ignori i primi dettagli stonati che potrebbero letteralmente salvarti.
Hai passato anni a fare le pulci al mondo, ti hanno detto. Ora, per la prima volta dopo quel primo amore perfetto, che nonostante tutto è finito, decidi di dare una seconda possibilità a chi sembra meritarsela davvero. Perchè alla fine, sei una buona. Perchè quella che viene scambiata per acidità e che fa ridere la gente, in realtà è solo sincerità. Nuda, cruda, senza filtro. Chi ti conosce appena, non sa che nelle tue parole non c’è mai malizia; sembri stronza, ma non è vero. Ti si spezza il cuore 1000 volte al giorno, per le cose più semplici. Piangi guardando il tg, ridi di gusto se il gatto scivola dal divano e sei felice quando il cane viene a leccarti le mani. Ti basta così poco. Daresti l’anima ad un amico e quante lo volte lo hai già fatto, nonostante te l’abbiano restituita un po’ logora…ma tu sei fatta così e lo sai.
Ti butti perchè… a 33 anni… se non ora quando?
Va tutto talmente in fretta che non riesci a visualizzare con lucidità la corsa folle che hai iniziato e lo schianto inevitabile che metterà fine a tutto. Mentre corri, le immagini intorno a te diventano sfocate: non te ne accorgi e tutto quello che per te è sempre stato importante diventa una macchia di colore indefinita, di cui non ti importa quasi più nulla. Ogni tanto provi a rallentare e ricerchi te stessa, ma quegli occhi che ti guidano nella maratona che stai affrontando, ti vedono. Ti fissano, ti riagganciano, ti distraggono e riportano tutta l’attenzione sul di loro. Ricominci a correre e tutto sbiadisce di nuovo. Nuove promesse, nuove speranze, ti riportano sulla strada diretta verso quel futuro che avrete insieme e che invece non raggiungerete mai.
La violenza peggiore che si possa infliggere ad un altro essere umano è l’illusione e la negazione del futuro.
Non lo dico tanto per dire, lo dico perchè ho provato sulla mia pelle il male che fa un pugno che non ti aspetti e lo sgretolarsi dei tuoi sogni. Non dimenticherò mai la sensazione che si prova quando una mano molto più forte della tua ti stringe la gola, e due occhi ormai estranei ti fissano con il desiderio di farti male ed imporre una supremazia fisica, dove tu hai distrutto quella mentale che credevano di avere. Come non dimenticherò mai le mie parole incoscienti e disperate, che da quella presa mi hanno liberata. I lividi sbiadiscono, la paura ti abbandona, le lacrime finiscono, l’ansia impari a gestirla e gli attacchi di panico svaniscono. Il disincanto, la sensazione di essere stata così vicina ed insieme lontana dalla meta; la consapevolezza di aver investito tutto e di essere rimasta senza nulla…ti abbatte, ti scava la fossa e ti sotterra. La forza per ricominciare, per trovare una nuova idea di futuro…la voglia di ricostruire ciò che un amore tossico ha distrutto è difficile da trovare. Ci sono dei passi obbligatori da fare, e chi ha incontrato questo tipo di amore lo sa benissimo. Ti dai la colpa, senti il bisogno di chiedere scusa a tutte quelle persone che hai ferito mentre correvi, a tutti quegli ostacoli che hai travolto sul tuo percorso. Devi chiederti scusa, devi perdonarti.
Una lotta estenuante tra cervello e cuore, dove uno ti mostra il volto dietro alla maschera e l’altro vuole solo farti sentire la forza del tuo Amore. Sì, perchè in tutta questa storia, il vero amore lo hai donato e provato solo tu. Più è stato forte, più te ne è stato riflesso. Ammettere, accettare e superare che nulla sia mai stato reale, che la perfezione in cui hai vissuto non sia mai esistita. Facile a dirsi, devastante a farsi. Devi chiudere per sempre, non puoi permetterti nessun contatto e puoi solo sperare che quella maschera di perfidia non riesca mai più a trovarti.
Il bello arriva alla fine. Quando per la prima volta dopo mesi, dopo anni…ridi davvero. Riconosci il suono della tua risata. Godi delle piccole cose che ti rendono felice, come per le grandi soddisfazioni. Quando riesci a ristabilire il tuo equilibrio, quando guardandoti indietro pensi “cazzo ce l’ho fatta”. Quando la maschera che ha cercato di annientarti, si trasforma in fantasma e non infesta più ogni tuo pensiero. Quando torni padrona della tua mente e del tuo cuore, che finalmente smettono di farsi la guerra. Perchè un amore tossico ti spinge al limite, e spesso la fine è peggio della relazione stessa. Ma quando lo superi…sei la versione migliore di te. Sei la sola cosa che la maledetta maschera vorrebbe essere. Ha cercato di consumarti guidato dall’invidia, dall’aver visto che tu sei sinceramente tutto quello che lui non potrà mai diventare.
Riconosci il tuo valore e niente e nessuno riuscirà più a farti dubitare di te. Alla fine hai vinto tu.
A chi a letto fino alla fine, grazie. A te, che non hai capito fino in fondo di cosa parlo, auguro di non capirlo mai, di non provare mai nulla di tutto questo. A te, che invece mi hai capita, va il mio abbraccio… lo so che ti serve.
A te, che nelle mie parole ti rivedi, ma stai ancora correndo… abbandona la corsa e scappa, più in fretta che puoi.
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