Trent’Anni per Sempre

tratto dalle battaglie di Ada Vecci )

Ho 10 anni, sono ad una festa di compleanno, di quelle alle 4 di pomeriggio, in un locale chiamato “Akuna Matata”, poco distante casa mia. L’animatore/dj mette su un pezzo. Ci sentivamo così grandi e in fin dei conti lo eravamo davvero: stavamo finendo le elementari, cavolo! Improvvisamente tutti a saltare, ballare, cantare.

Correva l’anno 2000 e il pezzo era “50 Special”, ovviamente.

Anno 2018, sono sotto la pioggia in una deserta serata infrasettimanale, smezzando un donuts con una persona che, purtroppo per entrambi, sarebbe stata importante per la mia storia. “Ti sei accorta anche tu che in questo mondo di eroi…”. La stiamo canticchiando…o forse no, impossibile, sono solo io a cantarla nella mia testa, lui non avrebbe mai cantato in un momento del genere. “Tutti riscriviamo il passato. Tutti siamo bugiardi”. Gliel’avevo fatta sentire io.

Sono alla stazione, mi sento tanto Babbo Natale, grazie al cielo non sono vestita di rosso: sto comprando regali per tutti. Passo in libreria. Qualcosa mi attrae, solitamente più di una cosa mi attrae in libreria, ma non divaghiamo; lo guardo, lo sfoglio. Desisto. Ho miliardi di libri a casa ancora da leggere! Me ne vado. Compro il regalo alla mia migliore amica. E poi giro in cerchio come mio solito. Mi ritrovo di nuovo lì. In quella libreria. Sarà stata la copertina, forse il titolo: attrazione magnetica. Adesso ho un pacchetto in più, ma la destinataria sono io.

“Let them talk”, ho 30 anni e corre l’anno 2020.

Il libro non l’ho capito subito, non mi ha preso subito. Mi aspettavo una biografia, che non è. Mi aspettavo una storia appassionante sulla sua vita, tanto privata, io, tanto amante delle storie. No, non pervenuto. Infatti non è lui a parlare, sono loro. Dopo un po’, ho capito anche come leggere il libro. Senza fretta, senza ansia di conoscere un finale che non esiste, ma piuttosto come una pillola, ogni tanto, ogni giorno, ogni volta che mi va. Magari ascoltare prima la canzone e poi leggere quel “capitolo”, attraverso quello che lui decide di condividere. E, solo in quel momento, si, mi sono rilassata e me la sono goduta.

Cesare è uno scrittore generoso, ma questo l’avevamo capito già dalle sue canzoni, che non sempre rispondono alle logiche di mercato, troppo lunghe o troppo strumentali, in un mondo veloce che vuole che tu vada dritto al sodo. Generoso, dicevamo. Si, perché dice tanto di sé, in un ordine atemporale, focalizzando l’attenzione su argomenti appositamente scelti ed inediti. Ma soprattutto scelti. Non dirà tutto, non c’è spazio per gossip da quattro soldi o nomi di fidanzate dell’epoca (anche se qualcuna in realtà la nomina), ogni capitolo è pieno, intrinseco, ogni frase è carica di metafore, similitudini, citazioni tratte dal mondo della musica, del cinema e della letteratura, con appositi riferimenti a narrazione finita. Ne emerge un essere umano che non avrebbe potuto far altro che vivere di musica.

Mi piace il termine essere umano, perché Cesare è umano nel suo essere un super cazzone a 20 anni (forse neanche) quando un successo troppo grande lo travolge, è umano nel suo rapporto con i genitori, è umano quando parla del padre Giovanni, uomo e medico, a cui tra l’altro dedica il libro, e del suo primo malore. È umano nella storica e attualissima amicizia con Ballo, nella cui casa troppo affollata ha vissuto in un periodo. Cesare non si risparmia. Ma decide cosa condividere e in che modo farlo. Tante cose che lui scrive lasceranno voi, come me, come chi l’ha letto, a bocca aperta, come quando parlerà dei suoi demoni, delle notti insonni, del verde della maglietta con cui suonerà durante il primo lockdown. Ma… #NoSpoiler.

Ho narrato 3 momenti della mia vita che mi legano a Cesare Cremonini. È un cantante che mi piace e apprezzo, ma non ho ancora ascoltato dal vivo, mi piace, ma forse non è il mio preferito. Eppure, cavoli, quei 3 momenti sono così nitidi, nella loro emblematica differenza. Cesare è così e credo che chi ha 30 anni si è sentito totalmente rappresentare da lui, non perché lui abbia la “nostra” stessa età, tutt’altro, ha un decennio in più. Ma noi c’eravamo a vedere in tv quel ragazzino cazzone che si era tinto i capelli di rosso fare gli spot della Tim con Vanessa Incontrada e un film con Martina Stella.

La verità è che non sapevamo quanto davvero fosse cazzone. Parecchio, direi dopo aver letto il libro. Chiese una stanza di egual lusso per il suo migliore amico per tutta la durata del film e durante i tour dei Lunapop la sera in albergo lui e gli altri membri della band si ubriacavano, distruggevano hotel e saltavano da un balcone all’altro. Ma poi è cresciuto, e anche noi siamo cresciuti. Mentre noi avevamo 20 e più anni c’era lui con pezzi che sembravano poesie. Il ragazzo cazzone che diventa un poeta. Forse è questo il lieto fine che cercavo, forse sono solo troppo romantica, forse sono i 30 anni. Ho amato sapere che il mio pezzo preferito è anche il suo, probabilmente anche il vostro.

Come mai sono venuto stasera?

Bella domanda.”

Siamo tutti Robin.

LET THEM TALK ha tanti significati: parla di demoni, parla di canzoni, canzoni così belle che sono capaci di parlare da sole, ma a me ricorda anche il suono di un chiacchiericcio che accompagna spesso ognuno di noi, a volte viene dall’esterno… ma nessuno davvero sa.

Perciò, e soprattutto a 30 anni, ma lasciateli parlare!

“La Guerra dei 30 Anni” è anche su Instagram

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