30 Anni, Single, Pandemia (Uomo)

Ho ufficialmente riaperto un profilo Tinder.

Installo e disinstallo random perché non ho mai avuto riscontri eccezionali dalle dating app. Le apro dando al genere umano più fiducia di quella che merita. Magari scorrendo trovi qualche ragazza interessante ma spesso le reazioni più gettonate sono due. La prima è la caduta dello scroto fino alle ginocchia quando lei, che in bio scrive “SE SEI UN MANIACO: SWIPE!”, ti scrive “Raccontami un po’ di te”. Io a raccontare di me a qualcuno ci ho pensato più volte, ma quel qualcuno generalmente chiede un compenso per ascoltare. Non mi ci imbatto casualmente di lunedì pomeriggio, mentre sono sul divano, nel bel mezzo di una pandemia. 

L’altra reazione è: “Ma chi me l’ha fatta fare?”. Diciamoci la verità, il primo lockdown è stato divertente. Sembrava un grande fratello di dimensioni mondiali, eravamo stati presi alla sprovvista e dalla sera alla mattina, chiusi in casa. Ce ne siamo fatti una ragione e dopo un anno, siamo al punto di partenza. Siamo esausti, dicono in tanti. Ma esausti di cosa? Ho amici che hanno perso il lavoro, loro dovrebbero essere esausti. Conosco gente che ha perso famigliari a causa del covid, loro dovrebbero essere esausti. E noi invece? Ci viene chiesto di rinunciare all’aperitivo e alla cena fuori. Questo è il grande sacrificio che ci chiede la patria.

Relazioni sentimentali? Non si scopava nemmeno prima. Non diamo la colpa al coronavirus. A volte, mentre scrollo profili su tinder, penso tra me e me: chi me la fa fare? Tanto poi mi affeziono e mi sfanculano lo stesso. Perché giocare un’altra partita? Siamo stanchi e questo rischia di farci commettere gravi errori, diversi rispetto al passato. Se a marzo 2020 rischiavamo di scrivere alla ex, a marzo 2021 rischiamo di promettere incontri post-zona rossa a gente di cui, francamente, ci importa davvero poco. Rischiamo di cadere nel solito errore: accontentarci. Ed è vero che il mondo è stravolto, ma accontentarsi fa sempre schifo. I single, in tempi di pandemia, vengono additati come una delle categorie più soggette alla psicosi. Non so voi, ma io tutto sto disagio non lo vedo. Chiunque vorrebbe una persona con la quale condividere la giornata, nel bene e nel male, ma non accontentarsi della prima persona che capita, è altrettanto bello. 

Se mi manca la normalità? Non troppo. Cosa è cambiato in fondo? Sono fortunato perché continuo a lavorare, la sera alle 22 ho già sonno e sono solo diventato più sincero. Non invento scuse con i miei amici per non uscire e mi godo qualche serata in più facendo le cose che davvero mi piacciono. E poi, un campione del mondo di seghe mentali come me, non si annoia mai, neanche quando è costretto a restare chiuso in casa. Ripensa alla donna che davvero desidera, costruisce castelli in aria, articola progetti che non realizzerà mai. C’è sempre qualcosa di assurdo a cui pensare. 

Essere single a 30 anni durante una pandemia è dura, però ci sono anche cose peggiori.

“La Guerra dei 30 Anni” è anche su Instagram

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