La caduta del muro di Berlino, le Torri Gemelle, il terrorismo, la crisi economica, le dimissioni del Papa, Internet, il nuovo millennio, il primo presidente afroamericano degli Stati Uniti. In 30 anni di vita possiamo già raccontare un numero tale di episodi da poter riempire 2 libri di storia. E poi è arrivata lei, la Pandemia, la ciliegina sulla torta delle nostre sciagurate esistenze.
Non si parla di nient’altro e non potrebbe essere diversamente. Ma io non sono Piero Angela, non sono un virologo del San Raffaele e quindi parlerò di quanto questa pandemia e gli ultimi provvedimenti dei DPCM ci mettano di fronte ad un dato oggettivo: l’Italia è un paese di merda e la colpa è nostra. Seguiamo un ragionamento logico. Ho un sacco di amici che da oggi sono a casa perché le nuove restrizioni impongono il sostanziale annullamento delle loro attività produttive e, di conseguenza, dei loro introiti. Parlo dei miei amici cantanti, attori, gestori di locali, sale concerto, ristoranti, camerieri ecc ecc. Sapete tutti cosa si può e cosa non si può fare quindi non servono riassunti alla Rocco Casalino.Stamattina però mentre leggevo le news mi chiedevo: è soltanto colpa del Covid? Lo Stato impone il blocco di alcune attività che in questo Paese sono sempre state considerate superflue, un lusso di cui si può fare a meno perché ci sono cose più importanti, interessi primari e nella scala dei valori, viene prima la scuola di un concerto. Ok, parzialmente d’accordo.
E’ vero che una canzone non ha mai cambiato il mondo ma è pur vero che una canzone ha aiutato tante persone a sopportarlo questo mondo.
Eppure c’è una grossa falla nel sistemo e ciò che diciamo è profondamente lontano dal modo in cui ci comportiamo. Negli ultimi anni è impazzata la moda (sì, è una moda) delle serie tv eppure ci si trasforma in piccoli Bill Gates pur di trovare il modo per guardare Netflix in modo pirata. Fai una proporzione: quanti sono i film che hai guardato a pagamento nell’ultimo anno e quanti invece quelli che hai guardato utilizzando fonti illegali? E’ come dire che ami mangiare ma non vuoi pagare il conto. Di questo soffre questo paese: abbiamo sotterrato l’importanza della cultura per dare spazio al trash, all’indifferenza e al culto dell’illegalità. Perché chi ci governa pare snobbare certe categorie di lavoratori? Perché possiamo fare a meno di cinema, locali, teatri ecc?
Perché siamo un Paese che non dà a queste arti la giusta importanza. Non è soltanto colpa del Covid se viviamo in un periodo di piattume culturale. E’ colpa nostra che facciamo diventare una star la tipa del “non ce n’è coviddi” e facciamo morire di fame il nostro vicino di casa che scrive racconti bellissimi. E’ colpa nostra che andiamo nei locali e mentre una band si esibisce, parliamo rumorosamente dell’ultimo goal di Cristiano Ronaldo in Champions League. E’ colpa nostra che cerchiamo di crackare Spotify ma ascoltiamo musica 18 ore al giorno. E’ colpa nostra che preferiamo dare spazio alle cover band e snobbiamo i gruppi emergenti che propongono inediti. E’ colpa nostra che andiamo al cinema soltanto per vedere Checco Zalone e facciamo vivere con le pezze al culo compagnie teatrali di indubbio valore. E’ colpa nostra che abbiamo sempre anteposto il successo alla qualità, i 100 metri alle maratone, il “tutto e subito” ai lavori che hanno bisogno di più tempo per essere assimilati. Abbiamo creato un mostro che non vuole leggere 100 pagine di un libro ma si fa bastare i 100 caratteri di un tweet.
Allora ci meritiamo un paese in cui il presidente del consiglio ha il coraggio di rivolgersi agli artisti definendoli quelli “che ci fanno tanto divertire”
L’abbiamo creata noi questa nazione in cui è aperta “Temptation Island” e invece i cinema sono chiusi. E lo abbiamo fatto perché è un paese su misura per vecchi. No, non gli anagraficamente vecchi. I veri anziani sono quelli mentali, quelli troppo stanchi per scavare, quelli che si accontentano della Top 50 Italy di Spotify, dei fratelli Vanzina a Natale, di Barbara D’Urso in tv a tutte le ore. Siamo vecchi ed è ora di rendersene conto. Perché nel frattempo il mondo si è spezzato ancora di più in due, dove chi lavora fino alle 18 può permettersi di campare e gli altri che lavorano di notte, non sono indispensabili. Restando sul superficiale non riusciremo mai ad essere migliori e forse, questo Paese così decrepito, antico, stanco, piatto e noioso è quello che ci meritiamo.
Stiamo raccogliendo ciò che abbiamo seminato e non è solo colpa del Covid.

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