Innamorarsi a 30 anni (Finale 1)

Durante il lockdown ho acquistato diversi libri, sia perchè abbondava il tempo a disposizione, sia perchè leggere è una di quelle cose che mi prometto sempre di fare e che invece, colpevolmente, trascuro. Uno dei primi ebook che ho letto è stato questo romanzo di discutibile valore, scritto da una sorta di “Fabio Volo che non ce l’ha fatta”, che narrava di una storia d’amore che però alla fine mi ha appassionato. Lo ha fatto sin da quando ho letto una citazione, un’espressione giapponese. “Koi no yokan”  consiste nel fatto che, al primo incontro tra due persone, una delle due pensa che finiranno per innamorarsi. Quella frase mi ha subito fatto pensare a te ed è il motivo per cui ti ho regalato quel libro, anche se dubito tu lo abbia letto. In fondo, quel libro, spiega la nostra storia meglio di come sia riuscito a fare io nei miei interminabili monologhi, la maggior parte dei quali, bollati con la doppia spunta blu.

Non ho mai raccontato a molte persone di noi e il motivo è che dall’esterno, risulta impossibile da comprendere a fondo. Le storie d’amore hanno bisogno di punti di vista oggettivi, quelli che non puoi avere con il famigerato prosciutto sugli occhi, ma è pur vero che le storie più belle si nutrono di dettagli che solo le persone coinvolte possono percepire. Non posso raccontare delle centinaia di spunte blu ad una persona che non ha mai visto lo stupore nei tuoi occhi quando ti facevo una sorpresa. Ed è facile etichettare le dinamiche di una coppia quando, dall’esterno, si vede che solo una delle due parti compie passi verso l’altra. Ma vaglielo a spiegare il calore dei nostri abbracci, i buchi nello stomaco causati dai nostri baci e le palpitazioni dei nostri cuori, anche dopo mesi di silenzi.

Ho parlato di te a poche persone perché le cose speciali non vanno messe in piazza e perchè soltanto noi conosciamo la magia che siamo stati in grado di creare. Un po’ per caso, un po’ perchè l’abbiamo voluto, un po’ perchè l’abbiamo coltivata. Ma forse non abbastanza, perchè il nostro problema è stato credere che il nostro sentimento non fosse in grado di scavalcare i muri che ci separano. Muri fatti di chilometri, di situazioni scomode, di matasse difficili da sbrogliare. Abbiamo vissuto due fasi, la prima in cui a crederci eri soprattutto tu, la seconda in cui i ruoli si erano invertiti. Mesi passati ad ignorarsi e passione che scoppiava con un niente quando ci rivedevamo, come se fossimo sempre stati lì, ad aspettarci, desiderarci, chiamarci sottovoce.

E’ la prima volta che scrivo di te in prosa e mi accorgo che anche in questa formula è un gran casino e che soltanto noi che conosciamo tutte le dinamiche, potremmo capirci qualcosa. Quindi questa è una lettera che sto scrivendo a te, ma anche a me stesso, per imprimere concetti che ronzano in testa dal primo momento in cui ti ho vista. Te lo ricordi? Era notte fonda e dopo 5 minuti iniziali di imbarazzo, tutto intorno si è trasformato nello sfondo perfetto, come in un musical e noi sembravamo complici che si aspettavano da una vita. Eppure, quei baci, sono stati la mia condanna perchè è come se avessero assorbito una parte di me, che ancora oggi è rinchiusa tra le tue labbra, quelle labbra in cui le mie hanno trovato una casa e non vogliono cercare dimora altrove.

Quante ne abbiamo passate, eh? La nostra storia è tanto complicata quanto genuina ed è un bene che possano comprenderla solo i diretti interessati. A volte, ascoltando alcune canzoni, mi appare il tuo sorriso e i tuoi occhi che brillano; quella è stata una grande fortuna, avere a che fare con quegli occhi che dicevano l’esatto contrario delle tue non-risposte. Provavi a cacciarmi ignorandomi ma eri in grado di farlo soltanto dietro ad uno schermo dato che poi, faccia a faccia, ti arrendevi a quella complicità che è sempre stata il nostro tallone d’achille. E che ne sanno gli altri? Come faccio a spiegarle a qualcuno che non le ha vissute certe cose?

Innamorarsi a questa età fa male il doppio perchè abbiamo ancora il sangue che pende da vecchie ferite e la sfiducia verso il prossimo; abbiamo ristretto lo spazio nel quale far entrare le persone perchè in passato gli ospiti della nostra vita hanno solo messo a soqquadro tutto, rompendo tutto ciò che c’era da rompere.

Eppure certe cose accadono, accadono e basta anche senza volerlo. E devi rimettere in discussione tutte le certezze che pensavi di aver accumulato negli anni e quindi è sempre la solita routine: non vorresti innamorarti, ma succede, vai alle stelle, scendi nelle stalle, ci stai di merda. La croce e delizia di questa storia è che volente o nolente hai sporcato ogni cosa che scrivo, hai baciato ogni canzone che compongo e ne fai parte, consapevolmente o inconsciamente, sempre. Non so cosa accadrà domani, so soltanto che l’amore è come un’amputazione: perdi una parte che non potrai più riavere. Un po’ come quando dedichi la canzone giusta alla persona che nemmeno la ascolta. Questo è solo l’ennesimo errore e “so che non è molto, ma è il massimo che io possa fare”.

Ci rivediamo tra le prossime parole che scriverò. 

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