Ti ho fatto una compilation

Da bambino, a scuola, ero molto ferrato nei temi di italiano. Sin dalla tenera età ho avuto una predisposizione per le materie umanistiche e per l’italiano in modo particolare. Mi piaceva la letteratura, i racconti e le storie lontanissime dal mio mondo, la capacità straordinaria che alcuni autori hanno di modellare la lingua come fosse creta, tirandone fuori una scultura magnifica. Capii l’importanza delle parole, la scelta dei vocaboli e il peso da dare alle frasi. I miei voti, almeno in quella materia, erano alti. Mi piacevano i temi perchè avevo tutto il tempo per strutturare i periodi, pensare e ripensare al significato di ogni sillaba, calibrarne la forza. Nelle interrogazioni orali non avevo questa stessa capacità e il rendimento calava.

Come calava quando iniziai a dover formulare pensieri per gli esseri umani. Erano i germogli delle mie relazioni: un disastro. E cosa fai quando ti trovi davanti ad un problema? Cerchi il modo per aggirarlo. Ed io nella mia adolescenza ne trovai uno formidabile: la musica. 

La prima ragazza per la quale ricordo di aver avuto una grande infatuazione mi fece piombare subito in uno dei baratri della mia vita, la friendzone, ma fu anche un ottimo test delle mie capacità. Erano i primi anni 2000 e noi surfavamo tra l’analogico e il digitale. Registravamo ancora le cassette e al tempo stesso, scaricavamo i primi mp3 da emule e winmx. Ci affacciavamo al feticismo musicale da collezionisti ma i soldi erano pochi e familiarizzavamo con i primi Torrent e i “complete discography”. 

La mia prima cotta non rimase folgorata come avevo sperato dalla compilation che le preparai. E’ passato troppo tempo da allora, ma sicuramente sarà stato un cd monotematico e mono-genere perchè si sa, da adolescente godi nell’ascoltare musica che nessun altro conosce perchè ti fa sentire figo. E quando questo è l’unico motivo per sentirsi tale, il tuo estremismo diventa ancora più acuto. 

Ma quegli anni sono stati la mia triennale per diventare Dottore in Compilationologia, una materia che ancora oggi approfondisco, studio, elaboro e sventro con tutta la passione di cui un uomo è capace. Ho fatto compilation di tutti i tipi: tristi, allegre, per le feste, per una storia finita, per una storia che cominciava, per far scoprire musica figa agli amici, per far contento un datore di lavoro, per viaggi immensi e senza senso, per percorsi in macchina dalla dubbia utilità. Ogni occasione richiedeva un sottofondo ed io avevo sempre quello giusto.  Le regole per la compilation perfetta sono tante e ci sono molti fattori da considerare: il tuo interlocutore, la salute mentale nel momento in cui la prepari, l’obiettivo, il contesto, le aspettative. La mia vita è sempre stata scandita dalle compilation prima e dalle playlist dopo, sempre alla ricerca dell’incastro perfetto tra una canzone e l’altra. 

Le più belle sono sicuramente quelle che preparo per qualcuno. Spesso è un gesto che viene sottovaluto ma secondo me è la cosa più intima che due persone possano condividere. Cosa c’è di più intimo del donare parti di sè stessi ad un’altra persona? Probabilmente siamo l’ultima generazione dei romantici della musica, quelli che danno un peso alle canzoni, a quelle regalate e tenute in serbo per la persona giusta. La generazione che ancora sceglie scrupolosamente le canzoni da inserire nella compilation da regalare. Prima erano le cassette, poi i cd, ora le playlist. L’unica cosa che non cambia è il romanticismo di questo gesto. 

Scegliete bene le canzoni da dedicare, non sprecatele per le persone sbagliate. Perché dire “Ti ho fatto una compilation” equivale ad una dichiarazione d’amore. 

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