“Strappiamo via così tanto di noi per guarire in fretta dalle ferite che finiamo in bancarotta già a trent’anni. E abbiamo meno da offrire ogni volta che troviamo una persona nuova, ma forzarsi a non provare niente per non provare qualcosa…che spreco.”
Io non sono Di Caprio, non sono un lupo di Wall Street e in bancarotta ci sono finito da un pezzo. Chissà, forse è iniziato tutto quel pomeriggio d’estate, tra le lenzuola del letto dei tuoi, quando giocavamo per la prima volta al piccolo chimico mischiando salsedine, desiderio e vertigini. L’estate è come la prima volta: la aspetti per giorni, settimane, mesi e poi ti scorre sotto le dita in un battito di ciglia, proprio quando stavi iniziando a sentirne il sapore sul palato. Ed ora, anche se chiudo gli occhi per riviverlo, la realtà mi tira uno schiaffo sulla guancia dicendomi che stai per sposarti. E lo sposo, ovviamente, non sono io.
Sono sempre più convinto che quella storia sia la causa del 50% (almeno) della mia bancarotta e alle donne successive ho solo potuto offrire il 50, poi il 40, poi il 30% e così via, fino ad arrivare alle briciole dei sentimenti che ora provo ad offrirti. Maledetta estate: mi illudi facendomi vivere momenti magici, storie irripetibili, emozioni che non proverò mai più nella mia vita e poi mi chiedi il conto. Ed è salatissimo perché è fatto di rimpianti, di “se avessi” e nostalgia di ciò che non potrò più avere.
Siamo solo all’inizio e questa estate la vivo diversamente; faccio le stesse cose di sempre eppure mi hanno inculcato questa brutta bestia del “è la tua prima estate da 30enne”, ed allora ogni cosa la osservo con questa lente. Ed è terribile perchè amplifica tutto il mio malessere ed io vorrei mangiare un gelato che non posso più comprare, perchè sono finito in bancarotta.
Mi ricordo quella notte, quella in cui iniziai a perdere (almeno) un altro 30%. Il mare era una tavola, il lungomare si era svuotato e noi avevamo la spiaggia a totale disposizione per aspettare l’alba. E fare le 7 di mattina senza avvertire la stanchezza, pronunciando promesse senza la certezza di poterle mantenere.
“Faccio una doccia e arrivo, aspettami”.
Ed io l’ho fatto, non prima di aver provato a convincerti che anche se si fosse sentita la puzza di frittura, ti avrei stretta fortissimo lo stesso. La fortuna a volte è quella: riuscire a capire che bisogna andare all-in e provare a godersi l’attimo, consapevoli che una notte come quella, potrebbe non capitare più. Perchè quella notte è come la nostra storia: tutti dormono, noi siamo in giro. E ci restiamo finchè non dobbiamo salutarci con l’ennesimo bacio perchè tutti gli altri si sono svegliati ed ora tocca a loro vivere.
E c’era il mare, anche lì. Buio e rumoroso, lo sfondo perfetto che neanche un regista avrebbe saputo fare di meglio. E c’eravamo noi, la timidezza che scalcia l’imbarazzo e poi ancora la voglia che sovrasta tutti i timori tipici del primo incontro. La pelle tua sopra la mia, a rimanere nudi nonostante avessimo i vestiti addosso, con un’intimità che di solito ottieni solo dopo mesi di frequentazione, se sei fortunato. Una sera e una notte passati ad aspettarti, a pensare “chissà come sarà, chissà se mi sta pensando mentre lavora, chissà che idea si è fatta di me”. Tutti pensieri senza senso perchè poi quando ti guarda negli occhi ti sciogli e tutto ciò che è successo precedentemente perde di significato. Conta solo il presente e la felicità che questo riesce a darti. Forse avremmo dovuto impararlo e diventare maestri di noi stessi. E invece abbiamo preferito la quotidianità di un rapporto che non ci rende felici e abbiamo lasciato aperta una porta che per mancanza di coraggio non riusciamo a spalancare. Ed ogni tanto proviamo ad aprirla, per respirare l’ossigeno di cui entrambi abbiamo bisogno.
Questa aria l’ho cercata altrove e ciclicamente ho commesso l’errore di pensare che le cose potessero cambiare e che avessi qualcosa in più da dare. Ma la verità è che ci stiamo progressivamente consumando e alle persone che incrociamo lungo la nostra strada possiamo concedere quel poco che ci resta. E stiamo diventando ancora più parsimoniosi perchè adesso si è aggiunta la paura di sbagliare, ancora e ancora, finendo per esaurire completamente ciò che abbiamo dentro, svuotati. Siamo come una macchina che vorrebbe correre ma che ha finito la benzina nel serbatoio. E allora fermiamoci, mangiamo un gelato e cerchiamo di conservare per le persone giuste il meglio di noi, il meglio di ciò che ci rimane.
Maledetta estate, che ti specchi nei miei occhiali da sole mentre guardo i bambini che giocano, urlano e non sanno niente della bancarotta emotiva che li attende. Godetevi l’estate, ora che potete.
Ascolta il nostro nuovo singolo “Algida”, lo trovi in questa playlist estiva.

Lascia un commento