Quel sacco di sterco del mio migliore amico

“Got Blunt?”. 

“Got weed?”.

No, ok, non è iniziata propriamente così, come in “Due sballati al college”. Anche perché nel nostro liceo di figli di papà a malapena si fumavano le sigarette. Eppure in un contesto del genere, le probabilità che due disadattati si incrociassero erano ancora più alte. Per di più, se entrambi frequentavano una scuola in città ma abitavano in provincia… BINGO!

Ho conosciuto quel sacco di sterco del mio migliore amico esattamente 15 anni fa: metà della sua (e della mia) inutile esistenza. Pionieri delle conoscenze sul web, quando ancora esistevano i forum e già a quei tempi, perdevamo tempo a parlare di musica invece che cercare esseri umani dell’altro sesso. Rispetto più te che hai gusti diametralmente opposti dai miei piuttosto che un fan dei Sonohra. E’ questo il succo. 

Questa però non è la trama del libro “Cuore” quindi gli aneddoti romantici possiamo bypassarli. Parliamo degli aspetti che giustificano l’affermazione “Il mio migliore amico è un sacco di sterco di cavallo”. Il migliore amico è la persona a cui avresti potuto dire milioni di volte “Te lo avevo detto” ma non lo hai mai fatto. Neanche quando è tornato dagli amici dopo essersi mollato con la ex storica. Anche se lì, “te l’avevo detto” ce l’avevo sulla punta della lingua. L’amicizia è un valore che comprendi appieno solo a 30 anni; io la comprendo meglio adesso rispetto a 5, 10, 15 anni fa. 

Quando sei adolescente hai un sacco di amici e ne perdi altrettanti per colpa di comitive, amori, interessi differenti. Qualche anno più tardi, alla fine del liceo, le amicizie finiscono a causa della distanza. Diminuiscono i contatti che poi, man mano, si affievoliscono sempre di più. In quei casi l’amicizia è come la carne: all’inizio è un triplo Big Mac a 4 piani che il tempo trasforma in una fettina che somiglia alla suola della scarpa. Intorno ai 25 anni invece l’amicizia può sgretolarsi per via delle aspettative di vita: c’è chi sogna di fare carriera, chi inizia a considerare quello come l’unico metro di giudizio da assegnare alle persone. Cambiano le esigenze, le priorità, il cazzeggio diventa un marmocchio da sfamare e il tempo da investire e dedicare ad un amico non c’è più. 

Ci sono casi isolati. E vuoi sapere il perché? Vuoi sapere perché è proprio quella persona il tuo migliore amico? Perché hai scelto proprio quel sacco di sterco? Il tuo migliore amico è lo specchio di ciò che sei. E’ come quando andavo a scuola; arrivavo puntualmente impreparato e con la paura dei pessimi voti. Ma se il mio compagno di banco mi confessava di essere impreparato quanto me, mi sentivo sollevato. Non ero più da solo, eravamo in due. 

Il migliore amico è quella persona impreparata tanto quanto te alla vita. Perché condividere con qualcuno il tuo fallimento, rende più facile sostenere il peso del tuo errore.

In una fase della vita in cui siamo sempre impegnati a mostrarci al meglio, preoccupandoci del giudizio altrui, avere un complice con cui puoi essere te stesso, soprattutto il tuo lato peggiore, è un privilegio. In un mondo di John e di Paul…noi siamo gli Oesais. 

Insieme ne abbiamo passate tante, di cotte e di crude, ma gli ultimi anni sono stati di trincea: la vita si fa avanti e tu, volente o nolente, devi indossare l’elmetto e partire per la guerra dei 30 anni. I tuoi nemici sono le persone che si sono già realizzate, con carriere sfavillanti, con figli, idee precise, razionali e concrete. Noi siamo lì che schiviamo gli spari dei cecchini mentre siamo in fila da Shangai, il negozio all’ingrosso dei cinesi, con una spesa fatta di polli di plastica, calcio-balilla di plastica e altri oggetti di dubbia utilità. Sentiamo gli spari, ci difendiamo come meglio possiamo, arrancando verso una sopravvivenza che pare sempre più difficile da sostenere; non sappiamo come muoverci e cerchiamo le risposte nelle battute del film di Marco Ponti e nelle pagine di Chuck Palahniuk. Siamo pronti ad urlare “Coprimi!” quando uno dei due ha l’infelice idea di compiere una cazzata o lanciarsi in una missione suicida. E sappiamo che lo è, ma ci supportiamo reciprocamente perché è il nostro pane quotidiano.

Poteva andare meglio. Ma poteva anche andare peggio, perciò lamentiamoci come facciamo solitamente ma leggermente di meno. Perché almeno ho un soldato pronto a coprirmi e so che non morirò sotto i colpi del fuoco amico. Al di là delle cazzate fatte insieme, degli errori evitabili, dei periodi di stand by, il miglior amico è quel complice che ti scegli e che resta al tuo fianco, nonostante tutto. E si, il mio migliore amico è un sacco di sterco, ma va bene lo stesso. Almeno per oggi che è il suo compleanno. Auguri Soldato! 

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