Tu sei quel rigore che io sbaglierò sempre.

Quando eravamo ragazzini trascorrevamo intere giornate giocando a calcio per strada; partite infinite che iniziavano alle 15 e terminavano quando il proprietario del pallone veniva richiamato in malo modo dalla madre. “Altri 5 minuti, Mà!”. E da quel momento cambiava tutto grazie alla frase “Chi segna il prossimo, ha vinto!”. Era l’inizio della fine, il restart che tutti conoscevamo. Se per 5 ore avevi segnato di tacco, in rovesciata, ti eri rotto un crociato, imitato alla perfezione Del Piero, non contava un cazzo. L’unica cosa importante era la tua prestazione in quei 5 minuti di partita; il tuo futuro sull’asfalto. Eroe della serata o bidone cosmico. Aveva un’importanza relativamente bassa perché il giorno dopo, nessuno se ne sarebbe ricordato, all’alba di nuove partite che duravano più di quelle di Holly & Benji. 

Anni più tardi, inizi a riguardare con invidia a quelle partite perché l’esito durava una notte; la differenza tra essere bidone o campione, aveva un eco ben più rilevante e la durata delle azioni, rimaneva nel tempo e nella memoria delle persone che ti circondavano. C’è solo un’unica costante tra il mondo di quando sei bambino e il mondo degli adulti: non conta quante cose buone fai nella vita. La gente si ricorda di te per quell’unico, ma decisivo errore che commetti. E di errori, signori miei, io me ne intendo. Sono un professionista degli errori.

Ne ho commessi tanti e di vario tipo: ho sbagliato la scelta della scuola superiore, la scelta della donna a cui ho dato il primo bacio, la scelta dell’outfit per la festa della tipa che mi piaceva a 16 anni, ho sbagliato una miriade di risposte perché ho sempre avuto la risposta giusta per la domanda sbagliata. Alcuni errori mi tornano in mente con un sorriso sulle labbra, pensando che semplicemente ero troppo testa di cazzo per prendere la decisione giusta. Altri mi fanno venire voglia di andare davanti allo specchio e dire: “sei un coglione!”. 

Ad alcuni errori c’è rimedio e difatti io ho tappezzato la mia vita di rimedi; con giri di parole, frasi ad effetto, azioni teatrali, scuse chieste con un filo di voce. A volte mi è andata bene ed ho avuto una seconda possibilità. Inutile dire che ho sprecato anche quella e quindi, il vaffanculo era inevitabile. Ho anche commesso errori gravi, errori che mi tormentano ancora adesso e di cui continuo a pagare le conseguenze. Per orgoglio, molti di questi non li ho mai ammessi, perché anche se gli errori sono un dato di fatto, talvolta tendiamo a mentire a noi stessi per creare alibi, giustifiche e palliativi nel tentativo di alleggerire la nostra coscienza. Ho commesso errori molto gravi, di quelli che ti tolgono il sonno. 

Per capire quali sono davvero gli errori gravi che hai commesso, devi aver superato almeno i 25 anni; così hai modo di creare una classifica degli errori e puoi dare ad ognuno di loro il giusto peso. Io i 25 anni li ho superati da un pezzo perciò posso affermare con decisione e trasparenza che il mio errore più grave, sei tu.  Da bambino, quando giocavo per strada, i miei idoli erano Totti, Del Piero, Henry e Riganò, il bomber di Lipari, attaccante del Taranto nei primi anni del nuovo millennio. Avevo le loro magliette, rigorosamente tarocche, comprate al mercato. Ma avevo 4 anni quando il mondo assistette alla metafora della mia vita ed io ero troppo piccolo per avere ricordi chiari e limpidi. 

Tu sei la mia Pasadena, il rigore che ho calciato il 17 luglio 1994, mandando il pallone in curva. Io sono come Roberto Baggio e mi ricordo di te come l’errore più grave che io abbia commesso. 

La nostra storia, seppur alquanto burrascosa, è sempre stata come le montagne russe, tra alti e bassi, goal fantastici e partite da 5,5 in pagella. Sono sceso in campo sapendo l’importanza della posta in palio, i sacrifici fatti per essere sul manto erboso, la carriera con le squadre In cui ho militato. Eppure, non sapevo che quella partita mi avrebbe potuto cambiare la vita. Qualche rigore lo avevo già battuto ma sbagliare in campionato non ha tutto quel peso sulle sorti della stagione. Perdere una partita di campionato è un conto, ma perdere la finale dei mondiali è molto più grave.

Nel corso del tempo ho riguardato mentalmente quella partita un sacco di volte ma non è mai cambiato niente: tu sei quel rigore che io sbaglierò sempre. 

Come ogni errore fatale che si rispetti, ne pago ancora le conseguenze e continuo ancora a leccarmi, inutilmente, la ferita. Le motivazioni che si nascondono dietro ad uno sbaglio possono essere molteplici: io ho avuto il coraggio di tirare ma non l’ho fatto in maniera abbastanza convinta proprio per la paura dell’errore stesso. 

E così la sera, quando vado a letto, riavvolgo il nastro e riguardo la partita nella mia testa; ed ogni sera, inconsciamente, spero di riuscire a segnare quel calcio di rigore decisivo. Ma io sono come Roberto Baggio e tu sei quella ferita che mi porterò dentro per sempre. 

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