La Guerra Dei 30 Anni

Da 0 a 10 ho un presente da… 6. Ho un futuro da 9 o da 4

Dipende da come andrà a finire questa guerra. Facendo due conti, le probabilità che il nostro futuro sarà da 4, sono di gran lunga le maggiori. Ci penso soprattutto la domenica mattina quando sento che l’ennesimo weekend senza senso sta già tramontando. Quando è stata l’ultima volta in cui siamo usciti di sabato sera perché volevamo davvero farlo? Quando abbiamo iniziato ad inventare scuse più o meno credibili per dare buca ai nostri amici? In fondo la risposta la sappiamo già.

È cominciato tutto quando abbiamo iniziato a riempirci di “facciamolo sabato, che domenica non lavoro”, seguito da “sabato andiamo in pizzeria” e ammazzato da “andiamo a mangiare fuori”. Per “fuori” si intende un paese buco di culo del mondo tanto quanto quello in cui vivi, ma distante 45 minuti di macchina, una distanza da percorrere ascoltando “Radio Italia solo musica italiana” e le canzoni da dito nel culo di Baby K che piacciono tanto alle nostre fidanzate. Già, le nostre fidanzate: la prova vivente e tangibile dell’accettazione della mediocrità. Una mediocrità fatta dall’abito bello da indossare per la pizzeria del sabato, l’ikea della domenica e la passeggiata in centro delle 19. Una mediocrità sorella della rassegnazione derivata dal fatto che la donna che avremmo voluto davvero, nel 90% dei casi, si accoppia prolificamente con un tipo che “sta in Marina”. Quelli che hanno un futuro da 9, a bordo del suv tirato a lucido alle 14 del sabato, pronti per un weekend in cui si parlerà del mutuo, del prossimo viaggio e del nuovo divano da mettere in salotto.

No, non sono luoghi comuni. Sono scene di vita quotidiana che viviamo da 30 anni a questa parte nel nostro merdoso paese di provincia. Chi più chi meno, ci siamo fuggiti tutti: ci siamo ritornati da sconfitti, non ci siamo più ritornati, ci torniamo solo per le feste comandate ma a volte pensiamo di starci bene, ci viviamo accettando la vita passivamente oppure vivendo la vita che non avremmo voluto e che tanto disprezzavamo da adolescenti. Tanti di noi si stanno trasformando in ciò che non sarebbero mai voluti diventare. L’evasione dalla provincia per qualcuno è stato un 4, per altri un 9. Probabilmente c’è qualche 30enne che potrebbe raccontare una storia diversa, ma io ne conosco pochi. Viviamo di sporadici colpi di testa e micro soddisfazioni: le 5 di mattina fatte una volta al mese, 27.65€ vinti alla snai (che non compensano i 3000 spesi da quando sei adolescente), una fellatio nel parcheggio del cinema, lo sguardo della commessa del supermercato, una compatibilità (mediocre pure quella) su tinder, un set di piatti di porcellana a 6,99€ dall’eurospin, tornare a casa senza essere sbronzi nonostante 6 Raffo da 33cl, la piantina di basilico che annaffi e ancora non muore, rivedere “Fight Club” per la 500esima volta, “Supersonic” degli Oasis con il volume al massimo su spotify. 

La Guerra dei 30 Anni è inseguire le utopie e per noi che ci nutriamo di illusioni, è già una vittoria. L’utopia di sfuggire al piano B, eludere per pochi istanti la routine che inesorabilmente ci tira giù come fossero sabbie mobili. Mentre di domenica mattina, ripetiamo come un mantra ciò in cui crediamo, come il monologo di Ivan Benassi in “Radiofreccia”. E mentre ognuno elenca i santi personali a cui rivolgersi, un futuro da 9 sembra quasi verosimile, a volte. Dipende tutto da come decidiamo di combattere La Guerra dei 30 Anni.

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